Decisionismo

Sicumera

Io odio i decisionisti.

Qualche tempo fa lessi un libro, non ricordo quale, dove si faceva riferimento ad un concetto molto importante. Per guadagnare di più devi valere di più, ovvero sarebbe il caso di analizzare quale valore aggiunto dai veramente nella realtà lavorativa in cui sei. Questo concetto è la chiave che apre alcuni tempi secondari, forse il più importante fra questi è quello del presenteismo, ovvero stare sul posto di lavoro talvolta fino a orari improbabibili anche quando le energie sono deplete o quando il cervello proprio non produce più. Nel libro “The Power of Full Engagement” i dati del presenteismo sono presentati in maniera brutale e dimostrano quanto il presenteismo sia ben più dannoso dell’assenteismo. Lavorare in condizioni sub-ottimali talvolta porta anche a infortuni o livelli di stress anche pericolosi. Siamo tutti d’accordo che lavorare produttivamente e bene sia più importante che lavorare “tanto”, per parafrasare il solito Pareto, spesso che l’80% del lavoro venga svolto nel 20% del tempo a nostra disposizione. Tim Ferris porta questo concetto all’estremo nel suo “4-Hour Work Week”, testo che consiglio per vari interessanti concetti (ovviamente difficilmente lo si può prendere alla lettera :D). Senza arrivare a questi estremi sono convinto che si possa condensare il lavoro importante e sia giusto concentrarsi solo su quello, aumentando quindi l’efficienza come sostanzialmente indica qualsiasi libro di management scritto da Drucker in poi.

Vivendo nel mondo reale però ho notato che questi concetti creano una sorta di disordine professionale nei dirigenti d’azienda, funzionari, o altre figure cardine che devono amministrare gruppi di lavoro, qualcosa che io chiamo probabilmente in maniera errata decisionismo. Il decisionista ha un grosso difetto che trovo insopportabile – non analizza mai nulla a fondo, ogni valutazione viene presa al volo per il semplice gusto (suppongo anche una certa compiacenza) di essere “efficace”. Il decisionsta è drogato di punti fermi. Nella mente dei decisionisti, prendere tante decisioni è meglio che non prenderne nessuna, come per tutte le persone di buon senso, ma il decisionista va oltre, deve prendere le decisioni “in fretta”. Ci sono sicuramente situazioni di stress in cui bisogna agire e prendere decisioni anche sbagliate è un rischio che si deve correre (anche se non è sempre vero – in What Matters Most ad esempio Hyrum Smith racconta l’aneddoto di una situazione di crisi quando il capitano della sua unità sembrava essersi congelato ed invece stava valutando tutte le possibili alternative per scongiurare un disatro con delle testate missilistiche). Eppure ho notato che i decisionisti applicano questa regola sempre e comunque anche in situazioni in cui un po’ di analisi non guasterebbe. Ancora più triste, noto che i decisionisti alle aziende piacciono molto, e vengono piazzati spesso in punti cardine in virtù della loro velocità di decisione.

Non sarebbe però il caso di definire anche la qualità delle decisioni anzichè la sola quantità?

Qui ci troviamo in uno di quei loop complessi del sistema aziendale che soprattutto in grandi strutture si trova a ragionare su numeri e statistiche. Nel complesso un decisionista può essere nel lungo termine una buona scelta, se paragonato ad un immobilista (altra licenza, scusate :D). Esiste però un middle ground che a mio avviso dovrebbe essere considerato lo standard: pensare prima di parlare.

Ho avuto a che fare in passato con un dirigente che prendeva decisioni senza interrogare nessuno. Guardava, osservava, giudicava e basandosi solo sui dati “visibili” e prendeva decisioni che alla fine nella maggior parte delle volte si rivelavano cazzate. Sarebbe bastato fermarsi e parlare dell’argomento per capire che le cose andavano fatte in tutt’altro modo. Eppure il decisionista medio non sopporta di parlare delle proprie decisioni, in parte per un complesso di inadeguatezza in parte perchè deve gonfiare bene il proprio ego (cosa che in figure dirigenziali raramente è in difetto) autocompiacendosi di aver fatto tutto da solo. Sono quelli che ti dicono “fa così, non ti preoccupare che so io il perchè”.Affermazione alla quale risponderei sempre volentieri con un bel montante sulla mascella.

Il decisionista non comunica, non si confronta mai. E come succede sempre la mancanza di comunicazione spesso può essere letale, nel breve e lungo termine.

December 14, 2015  Leave a comment

Posted in Fare Impresa, Produttività.
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