Mastro di chiavi

Sono il mastro di chiavi!" - Louis Tully

Siamo onesti, nulla indispone un imprenditore più che pagare per qualcosa che non si vede ad occhio nudo. E’ un po’ come la voce “spese e commissioni varie” sull’estratto conto della banca. Collegandomi anche al post precedente, posso in realtà comprendere l’imbarazzo di una persona che paga 2000-2500 euro (siamo di nuovo onesti, difficilmente le cifre lorde sono più alte di così) per qualcosa che non gli è completamente chiaro. Certo il direttore commerciale è pagato il doppio, ma quello “porta fatturato, aoh”. E la vecchia signora che fa tanto bene i conti in amministrazione, pure lei fa quadrare i numeri e poi è tanto precisa con la calcolatrice. Ma poi c’è quel mezzo nerd nascosto nell’ufficio con gli armadi e le lucine che però non è molto chiaro quel che fa. Al pensiero di questa figura spesso antipatica (generalmente hanno hobby ed interessi diametralmente opposti ai suoi, pensa tu che non gli frega un cazzo nè di motori né di pallone, che sfigato!) l’imprenditore tipicamente comincia a riversare su di essa compiti che nessun’altro vuol fare, arrivando a situazioni paradossali come mantenere ed ordinare la cancelleria*. “Magari non so che fa, ma almeno qualcosa posso toccarlo con mano”, si dice. Sia ben chiaro, è colpa assolutamente dell’imprenditore se non capisce una mazza di informatica, non ci sono scuse. Così come la signora dell’amministrazione ha imparato ad usare l’home banking, sarebbe suo dovere aggiornarsi e capire cosa è un’Active Directory o una NAT. Non deve capirne nel dettaglio il funzionamento sia chiaro, ma dovrebbe sapere di cosa si tratta a spanne e capire che ci sono costi e investimenti di risorse per manutenere un sistema sano e funzionale.
Ora, per fare l’avvocato del diavolo, voglio avvisarlo di una cosa, anzi due. Parlerò in seconda persona.

Primo: non hai scelta, se non fidarti di questa persona che è il mastro di chiavi dell’azienda. Questo tizio controlla potenzialmente quel che fanno tutti. Le telefonate, quello che scrivono nelle email, la navigazione su Internet, le buste paga, tutto. Una persona che ha questo potere andrebbe tenuta da conto. Lo so che ti da fastidio, ma devi accettarlo. Niente capricci, il sole sorge anche domattina.

Secondo: non sei in grado di dirgli quel che deve fare nel particolare, ti mancano le capacità per farlo. Non puoi sederti di fianco a lui e fargli vedere come deve colorarti la tabella di Excel. Non puoi mettere un cronometro nell’ufficio e entrare a sorpresa ogni numero random di minuti per vedere i progressi di un progetto del quale non hai la minima idea dei passaggi intermedi. Certi lavori non sono quantificabili, certi progressi non si possono misurare. A volte è necessario leggere pagine e pagine di documentazione, momenti in cui l’impiegato si trova davanti al monitor senza – orrore – fare nulla. Non sta muovendo le mani, sta solo leggendo, studiando, analizzando. Sarò cattivo ma onesto anche con i miei colleghi: i responsabili IT non sono affidabili. Non lo sono per loro natura. Nessuno che ha la capacità di adattamento e autoriconfigurazione di un tecnico IT può essere messo in condizioni di seguire strettamente gli orari come un impiegato postale. Quasi tutti i lavoratori ICT soffrono di ADD (deficit d’attenzione) e anche se non sono necessariamente geek, spesso stanno riflettendo su 3-5 cose contemporaneamente (chi pensa alla serie TV in download a casa, chi specula su chi sia più forte tra Thanos e Darkseid, chi pensa alla gnocca… ci siam capiti). Una buona percentuale del tempo che passa davanti al PC è di fronte a siti di complotti di signoraggio e di rettiliani. Magari su un blog di gioco di ruolo, o su Facebook. Mi dispiace, ma non ci puoi far nulla. La cosa positiva però è che questo non influisce sulla sua produttività, anzi. Il perché lo spiegherò più avanti.

La situazione è di difficile compromesso: hai una persona potenzialmente fondamentale per la crescita della tua azienda, in particolare in un momento di crisi come questo, che ha anche accesso a tutti i dati sensibili, ma che fatichi a controllare e persino a capire. Quindi qual è la soluzione in questi casi? Semplice, il lavoro a progetto, con tante, ma tante scadenze. Se non sai cos’è un diagramma di Gantt o cos’è una milestone, aggiorna il vocabolario che non ti fa male imparare qualcosa ogni tanto. Un impiegato ICT lavora benissimo in uno stato di libertà vigilata. Dagli troppa libertà, e comincia a perdere giornate “aimlessly surfing the Internet”. Dagliene troppo poca, e non riesce a concludere nulla perchè seguira quel che gli dici tu, e tu non sei in grado di gestire un progetto IT. Il risultato sarà lo stesso: il lavoro non verrà portato a termine nei tempi dovuti. Questo non vuol dire che un impiegato IT non sia in grado di cannare le consegne (anzi), ma avere un progetto presente, e avere delle scadenze intermedie, è il modo ottimale per farlo lavorare in qualità. Questa è la modalità in cui si lavora nelle grandi aziende, quelle che cambiano le cose, la famosa “stage 5” di David Logan.

Come lavorare con l’IT interno della vostra ditta? Quando si apre la pratica X, si comincia con una bella riunione, si indentificano i passi fondamentali, e si definiscono delle date in cui il lavoro va controllato. Semplice? Assolutamente si. Però pare non sia tanto praticato. Ogni giorno sento di colleghi che vengono costretti a lavorare su stronzate indicibili seguendo gli ordini di qualche incompetente che gli fiata sul collo. Consideriamo che nessuno quanto un informatico, sa cosa significa lavorare di notte, a volte anche 16 ore di fila, per consegnare un progetto. Questo perché è un pirla che per giorni ha perso tempo cazzeggiando e si trova a dover far tutto in tempi ridotti. Ma la capacità di sacrificio e di adattamento di questo tipo di lavoratore credo non abbia eguali, e il lavoro, il piu delle volte, quando è importante, lo portano e termine.

*true story

April 26, 2012

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