Riposo, nervosi ed insonnia

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 il time management è una cazzata – Mick

Questo è un post che mi ero ripromesso di scrivere da un po’ di tempo poiché riguarda una quantità enorme di persone che conosco anche a livello personale e che a mio avviso stanno percorrendo una strada molto pericolosa. Ad alcuni fischieranno le orecchie ma posso garantire che niente di quello che sto per scrivere riguarda una persona in particolare. Il problema è che l’argomento è molto grave e per motivi a me completamente ignoti più di qualsiasi altro questo viene ignorato o considerato di poco conto con la solita scrollata di spalle tipica di chi guarda il dito anziché la luna.

Parlo del problema della sonnolenza, della mancanza di energia e in casi estremi di insonnia cronica, nervosismo in continuo scalare giorno dopo giorno, senso di frustrazione, mancanza di attenzione e di tutti i problemi che ne possono conseguire. Un problema molto diffuso, ma endemico nel mondo dell’IT dove le potenziali fonti di distrazione e ramificazioni delle materie associate sono infinite. Io non sono ne’ un medico ne’ uno psicologo ma avendo vissuto di persona molte di queste situazioni mi permetterò di fornire la mia opinione sull’argomento sulla base di esperienze fatte sul campo. Spero, infine, di offrire uno spunto di riflessione e di offrire alcune idee su come prendere atto dell’esistenza di queste tematiche.

Partiamo per gradi: s in da quando siamo piccoli le nostre vite sono costituite da eventi (o “storie” come recentissimi studi cross-disciplinari stanno convergendo a chiamarli). Buona parte di questi, spesso concatenati, comportano un variabile dispendio di energia. Crescendo i nostri ruoli (studente, lavoratore, padre, amico, cittadino, abitatore di una casa, sportivo ecc.) si moltiplicano e così aumentano ne cose che dobbiamo fare, in forma sempre più indefinita e “liquida”. Secondo il più grande esperto di management mai esistito Peter Drucker ormai viviamo nell’epoca del Knowledge Work (1), dove il lavoro di tutti i giorni deve venire definito prima di essere svolto. Non è più predeterminato come nel secolo scorso, o come quando eravamo bambini (è mia assoluta convinzione che qualsiasi analisi sul territorio dell’impresa si possa applicare specularmente anche alla vita “privata”). Purtroppo, definire cosa fare e per quale motivo è una scelta tutta nostra.

Ad un certo punto comunque ci ritroviamo senza rendercene conto ad essere perennemente impegnati a fare “cose su cose” saltellando da un ruolo ad un altro, senza che si veda un chiaro disegno organico dell’insieme. Esattamente come fare per riorganizzarsi è argomento di varie “tecniche” che discuterò sicuramente in futuro, ma per adesso vorrei che ci concentrassimo su un solo fatto, ovvero che stiamo spremendo un numero sempre maggiore di attività all’interno di una finestra temporale finita di 24 ore, non un secondo di più, ogni giorno.

Con l’aumento di queste attività, necessarie o meno (al nostro sostentamento o al nostro ego, o quel che vogliamo), ci troviamo davanti ad una scelta obbligata: come fare per schiacciarne il più possibile dentro a questa maledetta giornata così corta? Beh la soluzione tipica, adottata anche dal sottoscritto per molti anni, è stata quella di aumentare il tempo di veglia a scapito di quello di riposo. Andare a letto alle 2 o alle 3 o oltre era lo standard, e conosco MOLTE persone che tuttora fanno tirate ben peggiori. I problemi relativi a questa abitudine sono molteplici. Prima di tutto il sonno/veglia non è un sistema binario: si può dormire male, ma soprattutto essere svegli “male”. Rapidamente si raggiunge una situazione in cui si sta svegli per ore a colpi di caffè, energy drink, guaranà, the ecc. per poi rimanere in uno stato di dormiveglia la notte con la propria capacità cognitiva a spasso tra rappresentazioni fantasiose di eventi ipotetici o ingabbiata in un loop su argomenti affrontati già mille volte e terminati con le stesse identiche conclusioni.

Il problema della mancanza cronica di energia e di insonnia molto spesso è dovuta al fatto che il cervello non stacca mai. Troppa iperattività durante il giorno mantiene il cervello in stato di veglia drogata al punto da non poter più risposare anche quando è necessario. Multitasking continui, ritmi sballati, pasti irregolari, ma soprattutto attività non strutturate in un sistema che permetta di tenerle sotto controllo in maniera sistematica. E’ importante avere sotto controllo le attività che stiamo svolgendo, ma ancor più importante è avere sotto controllo quelle che NON stiamo svolgendo.

Conoscevo tempo fa una persona che era per uno strano senso di responsabilità diventato quello che gli anglosassoni definiscono “workaholic”, ingabbiato in una routine strettissima di lavori, talmente contigui che non riposava virtualmente mai. La cosa buffa di queste persone è che raramente si fermano a riflettere sul proprio lavoro e a definire priorità o concepire nuovi sistemi. Da esterno mi rendevo conto (ma guai, se dovesse capitare anche a voi, farlo notare) di mille modi possibili per fare le stesse cose in meno tempo, anche se molte di queste a mio avviso non erano neppure necessarie. Ricordiamo il principio di Pareto applicato in questo caso al lavoro: l’80% dei risultati di quello che stai facendo viene dal 20% delle tue azioni).Il lavoro per questa persona era diventato un flusso continuo ed indeterminato senza sosta. Stephen Covey che era un grossissimo guru del mondo della teoria della produttività raccontava spesso un aneddoto secondo il quale un giorno si era ritrovato a raccogliere faticosamente fogli che volavano da una parte all’altra dello studio dove stava lavorando fino a quando non aveva avuto l’illuminazione di fermarsi, chiudere la finestra, e raccogliere tutti i fogli con calma. Questa persona allo stesso modo non aveva mai fatto un’analisi di questo tipo e piano piano (non la vedo ormai da tempo) stava scivolando dentro un mondo di patologie che la avrebbero portata a danni gravissimi su tutti i livelli della sua esistenza, non solo fisici. Il principio è che non sempre il lavoro continuo fino allo sfinimento porta ai risultati sperati, la curva dell’efficacia di questo sistema è molto ripida.

Sia chiaro, quando si fottono i ritmi circadiani i risultati sono sempre disastrosi. La nostra vita è dominata da movimenti oscillatori come il respiro, l’esercizio, la nutrizione. Estendi troppo una delle due fasi e i risultati sono chiari. Mangia troppo e diventi un grassone, mangia troppo poco e ti collassano i reni. Inspira senza espirare e beh, il risultato mi pare chiaro.

Ecco perché NON si può prescindere dal riposo. Qualsiasi atleta di medio livello sa che la preparazione atletica è data da allenamento, nutrizione e RIPOSO. Riposo, chiaro? Se un culturista non lascia abbastanza tempo alle proprie fibre per ricostruirsi dopo un allenamento, comincia a sgonfiarsi come un palloncino.

Riposare significa seguire i propri circadiani, quei ritmi che definiscono nel loro insieme tutti gli eventi biologici del nostro corpo. Il riposo è necessario, e la sua regolarità lo è altrettanto. Non puoi recuperare in un giorno di sonno la stanchezza di una settimana di veglia. Il trucco sta nel cercare di capire i propri bioritmi e accompagnarli: “know thyself, know all of thyself” come scritto sul tempio di Apollo a Delfi. C’è ovviamente spazio di manovra, ma ignorarli per tempi prolungati è stupido oltre che pericoloso.

In pratica c’è sta linea immaginaria dove tutto funziona regolarmente: ti alzi quando sei fresco, lavori, pisoli quando sei stanco e poi vai a letto di nuovo. E poi ci sono tutte le stronzate che ci si mettono in mezzo nel mondo reale: pasti irregolari, scadenze, litigi, ansia (che spesso non si possono evitare) ma soprattutto energy drink, caffè, fumo ecc. ecc. (che invece si possono evitare) che guarda caso ti tengono svegli per periodi tutt’altro che oscillatori – tipo 20 ore filate. Ora: che cosa pretendete che succeda?

Ignorare i propri ritmi è stupido perché (ora vengo al punto) stare svegli più tempo non ci rende assolutamente più produttivi. La matematica non è semplicemente questa. E’ per quello che insisto sempre nel dire che il “time management è una cagata pazzesca!”. Dare a una persona disorganizzata e caotica una stanza in più per mettere il ciarpame che gli si accumula in casa è una azione destinata ad avere un solo risultato: una ulteriore camera piena di ciarpame. Così quando sento dire “non ho tempo per fare questo o quello” o “Ah, se avessi un’ora in più!” mi verrebbe davvero la curiosità di capire COME sta venendo utilizzato quel tempo. La soluzione a questo dilemma è in realtà semplice nella sua enorme varietà interna, ovvero una migliore gestione delle proprie risorse NEL tempo che ci viene concesso dal nostro corpo (cioè seguendo i ritmi di cui sopra). Essere organizzati a produttivi in questi termini porta maggiore soddisfazione e migliori risultati, punto. Stare svegli quando il corpo ti chiede di riposare è soggetto a una funzione di diminishing return pazzesca. Per dirla in termini meno fighetti le due ore dalle 3 alle 5 di notte in cui stai lavorando allo stesso progetto che avevi cominciato nel pomeriggio non sono assolutamente altrettanto produttive di quelle dalle 9 alle 10 di mattina dopo una colazione a base di fiocchi d’avena. Comincia a mancare la creatività, la capacità di trovare soluzioni alternative, il cosiddetto “thinking out of the box” e soprattutto aumenta la possibilità di fare errori dei quali ti accorgerai magari solo dopo giorni.

Non l’ho detto prima ma esiste chiaramente il problema opposto al troppo lavoro ovvero quello del troppo poco lavoro. Un problema molto meno visibile ad un occhio poco allenato ma in evidente aumento nelle nuove generazioni abituate sin dalla nascita a disgregare la propria integrità cognitiva in intrattenimenti passivi. Il disturbo nelle oscillazioni può avvenire su entrambe le fasi. Ho conosciuto persone con così tanto tempo libero a disposizione, e per via della teoria del knowledge work di prima, completamente indefinito, che si sono ritrovate in condizioni di depressione, nervosismo continuo ecc. esattamente come quelli di cui sopra.

Riassumo quel che ho espresso finora: dormite, riposate, fate stacchi frequenti anche sul lavoro. Sono interruzioni che nel lungo termine restituiscono molto più di quanto non tolgano. Andare a letto prima di mezzanotte per me è stato un sacrificio immenso, ma la qualità della veglia che ne ho ricevuto mi ha permesso di fare molte più cose e  molto meglio di quando andavo a letto alle 5 per svegliarmi alle 7:30. Siate saggi, cazzo, maturità è anche saper fare un sacrificio in prospettiva di un ritorno futuro. Nel peggiore dei casi provate a farlo come se fosse un gioco, per una sola settimana andate a letto in modo da avere 8-9 ore di sonno pulite, anche se significa mettersi a letto alle 10. In un primo momento le giornate vi sembreranno bruciate ma scommetto che alla fine della settimana avrete capito quello che intendo.

La base della piramide sulla quale si basa qualsiasi progetto di miglioramento della propria vita basa su questo, ogni post successivo a questo partirà da queste basi. 

Dialogo tipico sull’argomento

Simplicio: ma io ci vado anche a letto alle 10 ma se poi non riesco a prender sonno quando sono a letto?

Ci hai mai provato? Tu vacci e leggi qualcosa, magari un romanzo brutto (non navigare su Internet, quello non funziona e spiegherò in un altro post perché). Non bere caffè dopo le 5, non mangiare zuccheri a cena, metti i tappi se i rumori ti disturbano, fai una doccia ad orari fissi, crea una routine, cerca qualcosa che possa rilassarti. Ascolta un audiolibro. I metodi per dormire sono diversi, ma se volete provo a scrivere un post più dettagliato a riguardo. Un metodo brutale ma efficace è portare il fisico allo stremo il giorno prima – fai un po’ di esercizio (che migliora enormemente la qualità del sonno) oppure usa questo trucchetto: vai a letto il più tardi possibile il giorno precedente e non fare pisolini ne bere caffeina durante tutta la giornata, nel 90% dei casi alle 22.00 crolli a letto come un sacco di sabbia.

Simplicio: Io lavoro meglio di notte.

Cacate. Lavori meglio quando sei riposato e concentrato. Hai mai provato a lavorare la mattina presto? Il silenzio è lo stesso ma il ciclo è decisamente più sano. In ogni caso, può anche essere. Ma se sono i tuoi bioritmi a dirtelo durante la giornata stai bene e il riposo è buono. Non vedo perché uno non debba lavorare di notte, se ha la fortuna di potersi svegliare tardi la mattina.

Simplicio: Non accetto che il mio corpo mi dica cosa fare, per cui spremo ogni momento che ho per fare più cose possibili.

La prima domanda sarebbe esattamente cosa sono queste cose? Hai un progetto preciso o si tratta di cazzeggio erratico su Internet? Perché mentre la seconda domanda si risponde da sola, la prima va analizzata con cura: a te non serve più tempo di scarsa qualità, esattamente per i motivi che ho citato prima ma anche per un altro. Quando alla fine della giornata le risorse si stanno azzerando, nonostante abbia sostituito esercizio e buon nutrimento con caffè, paglie e incazzi random verso il mondo, la tua capacità produttiva è ormai ridotta a zero, la possibilità di errori aumenta, la capacità di creare e pensare a soluzioni alternative in maniera creativa (thinking out of the box) aumenta. Se hai un progetto ambizioso e chiaro hai già in mano la chiave per la felicità ma il cammino per poterla usare non è questo. Scegli un sistema organizzativo serio (2). Nel mondo del knowledge working c’è bisogno di riflettere in maniera astratta sulle cose che facciamo. E’ necessario organizzarsi ad un livello di astrazione superiore a quello che è stato necessario fino ad oggi.

  • (1) Secondo covey abbiamo passato anche l’era del Knowledge Work. Viviamo, secondo lui, nell’età della saggezza, dove è fondamentale capire dove allocare le nostre conoscenze e l’enorme potenziale degli strumenti oggi a nostra disposizione.
  • (2) Io uso il GTD ma ce ne sono diversi, a seconda delle proprie necessità reali. Il GTD è abbastanza flessibile da poter contenete a sua volta altri sistemi.

Torto

May 10, 2014

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