IT e home-gym

Diciamoci la verità. Per un’azienda media avere un IT interno (perlomeno in Emilia Romagna ma credo un po’ dappertutto in questo paese) è un po’ come avere una palestra in casa, il classico multipower economico o il vogatore che finisce nel garage dopo 3 mesi. Per un po’ la si usa, ma quando si perde l’entusiasmo inizia ad essere adibita ad altro (ripostiglio, lavanderia, box auto) e soprattutto ci si interroga come mai se non ci sono problemi gravi, si è fatto l’investimento di tenere una persona in un ufficio tutto quel tempo a non fare nulla. O peggio, se invece i problemi gravi ci sono (/*Irony Mode On* raramente attribuibili a scelte di cost cutting ed economia sul sistema sia chiaro, i problemi sono sempre umani *Irony Mode Off*/) ci si chiede comunque perchè si è fatto l’investimento di tenere una persona in un ufficio tutto quel tempo a sgobbare se poi non risolve i problemi che si “verificano di continuo”.

Lunedi termina per me un periodo di collaborazione con una ditta con la quale ho lavorato per 8 anni. Ne guadagneremo tutti, sia io, che loro.

Con la vecchia direzione, quella che mi assunse, i rapporti sono rimasti solidi anche oggi che non abbiamo piu relazioni di lavoro. Con la nuova, però, le cose sono degenerate rapidamente sin dal primo giorno. Un paio di anni fa (diciamo tre) la ditta ha cambiato gestione e da allora, in un modo o nell’altro, l’impressione che ho avuto è sempre stata quella di essere la home gym di turno. Non mi ci è voluto molto per capire che era ora di cambiare aria, ma la crisi del mondo del lavoro ha limitato enormemente le possibilità di ricollocamento, e alla fine mi son trovato a prender sempre piu polvere, a far sempre peggio oil mio lavoro, ogni mese che passava. Non lo nascondo: sono piu che contento di lasciare quel posto perchè non ne potevo davvero piu, ma quello che piu mi ha sorpreso è stato vedere la spaccatura netta che ho trovato nell’azienda, colleghi compresi, al sapere delle mie dimissioni. Da una parte applausi a scroscio stile “Ufficiale e Gentiluomo”, dall’altra persone inferocite dalla paura che le mansioni del sottoscritto non verranno gestite opportunamente (leggi “da altri”). Su quest’ultima affermazione sono disposto a puntarci cento sacchi: il passaggio di mansioni avverrà in maniera tragica e con un mostruoso spargimento di sangue. Questo perchè al contrario dell’ufficio ICT (o CED o EDP chiamiamolo come vogliamo) tutti gli altri sono bene inquadrati nelle loro mansioni, sono figure consolidate nell’immaginario collettivo. Il commerciale deve tenere i contatti coi clienti, il responsabile produzione deve seguire le commesse ecc ecc. ma il CED… il CED è li per fare tutto quello che gli altri non vogliono fare. Nel mio caso, negli anni, la figura di responsabile CED si è trasformata in un grottesco mascherone, mezzo SysAdmin, mezzo grafico addetto alla stampa di cataloghi e volantini. Per dirla in altro modo piu fico, mezzo ICT, mezzo Marketing. A nulla sono serviti diecimila incontri in cui ho cercato di dimostrare che mantenere un sistema sicuro ed aggiornato è un lavoro a tempo pieno. Oggi la gente passa per il mio ufficio dicendomi “ma come, tutta quella roba che stai passando al nuovo responsabile del CED [un poveraccio sottopagato che fa un altro mestiere, tra l’altro] occupa un bordello di tempo, come fa poi lui a fare anche altro?” (!) oppure “non faremo fare lavori di grafica/marketing al nuovo responsabile, perchè non ne ha voglia e non ne è capace” (cosa?!!). A queste richieste io non so proprio che rispondere. Sono anni che cerco di far capire che seguire la stampa di un catalogo tecnico di 500 pagine in 4 lingue non è un lavoro che normalmente viene adibito a un CED – ma lo vogliamo capire o no che certe cose vanno fatte fare a uno studio?No, non mi serve una risposta, la so già.

Però, forse e dico forse, stavolta quella zona del cervello rimasta inerte in azienda per tutti questi anni potrebbe riattivarsi. Che una ditta debba perdere un responsabile IT prima di capirne il valore? Forse, e dico forse, vedere uscire l’ufficio IT dalla porta principale, costringerà un po’ tutti a rivedere la propria visione di quell’ufficio? Sono sicuro che quando saranno costretti a riorganizzarsi, a prendere in mano le pratiche, si renderanno finalmente conto, seppure in minima parte, di quali dovrebbero essere le mansioni di un amministratore di sistema, anche se – con ogni probabilità – arriveranno alla tomba nel totale oblio.

Per me è stato come un fulmine a ciel sereno. Ma perchè non riuscivo mai a soddisfare le esigenze di tutti? Perchè nonostante passassi momenti orrendi, bruciori di stomaco e notti insonni per cercare di accontentare le richieste di tutti, percepivo la mia immagine era immutabilmente quella dell’ufficio superfluo, della “home gym”?

Alla fine l’ho capito. Ho capito che il problema non era mio, ma loro. Ma non loro “la direzione della mia ex-ditta”, intendo loro “tutti i tecnolesi”, le persone che vivono cerebralmente nel 1980 che vedono nel migliore dei casi l’IT come una potenziale opportunità di tagli di costi, magari da esternalizzare subito, e non come una risorsa di innovazione che permette di penetrare meglio il mercato. Il problema è una ditta vecchia e totalmente incompetente in questo campo, che non ha la piu remota idea dei vantaggi di un sistema oliato ed efficiente, in continuo miglioramento. Io guardavo a est, loro guardavano a ovest. Io vedevo mattoni e loro vedevano i detriti sul lato della strada. Ho capito, e da allora dormo sonni piu tranquilli, che nessuno avrebbe mai potuto fare qualcosa li dentro.

Sono convinto che la dittà trarrà giovamento dalla mia uscita. Trarrà giovamento anche se non capirà il motivo, anzi, lo interpreterà al contrario. Vedendo un giovamento generale penseranno che l’IT era parte di un sistema malsano perchè non faceva compiutamente il suo lavoro, ma la realtà è che trarranno giovamento proprio dal fatto che il mio lavoro lo facevo sempre, e bene. Prendete l’esempio del paziente che abbandona le stampelle e deve ricominciare a usare le gambe per deambulare. All’inizio sarà difficile ma con il tempo le cose andranno meglio di prima, perchè potranno muoversi con le proprie forze anzichè con un supporto. Per loro l’IT è quello – una gruccia, un’appoggio, e non uno strumento con mille potenzialità. Non si renderanno mai conto che in mano avevano uno scettro magico, perchè tutto quel che vedevano era un bastone su cui appoggiarsi. E a volte non era neppure un buon bastone perchè non reggeva il peso abbastanza bene nel modo in cui volevano loro.

Dovendosi appoggiare a un referente IT esterno obbliga a uscire dal letargo mentale e ad incominciare ad arrangiarsi sui problemi piu piccoli. Ho capito che dovranno fare in modo di raccogliere ordinatamente le richieste, aspettando pazientemente che qualcuno si degni di farsi vedere. Ho capito che il materiale pubblicitario finalmente cominceranno a gestirlo i commerciali, come cristo santo, doverebbe essere sempre stato, sin dal primo giorno. Forse l’ufficio commerciale (che io sono convinto essere l’elemento meno utile, piu sovrapagato, piu sopravvalutato di un’azienda del 2012 – onestamente parlando, se una ditta ha un buon marketing e un sito Internet avanzato, c’è davvero bisogno di qualcuno che giri ancora in macchina a mostrare listini? Non basterebbe un buon tecnico?) penseranno un po’ meno agli aperitivi e al cellulare e qualche minuto in piu a prodursi da soli depliant e presentazioni perchè dovranno preparare testi e foto e prezzi e schizzi e presentazioni, mettendoli ordinatamente a disposizione dello studio che passa ogni settimana per raccogliere le nuove cose da fare. Non potranno più scaricare masse informi di roba sulla scrivania dell’informatico perchè “se ne occupi lui, che io c’ho da fare”.

Sia chiaro queste cose certe persone le potevano fare perchè c’era qualcuno ai piani alti che glielo lasciava fare. Non ci sono scuse per questo, se sei a capo di un’azienda l’ignoranza non è ammessa. Se non sai vedere nuovi modelli di business, nuove opportunità, se non sai appoggiarti all’unica figura di tutta l’azienda che ti puoi aiutare, sei un coglione. Punto.

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March 7, 2012

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