Category Archives: Diritto d’Autore

HALLELUJAH!!!

Da Punto Informatico 

Lussemburgo – I bollini SIAE sono sempre più in bilico: in un caso giudiziario destinato a sollevare non poca polvere, e che si avvia ormai alla conclusione in sede europea, la loro legittimità è messa ampiamente in discussione, tanto che c’è chi ormai intravede la loro prossima bocciatura da parte della Corte di Giustizia delle Comunità europee.

Proprio l’avvocato generale della Corte, Verica Trstenjak, nell’udienza che si è tenuta in Lussemburgo pochi giorni fa ha dichiarato che a suo parere le norme nazionali italiane che riguardano l’imbollinatura di supporti come CD, videocassette e via dicendo, sono state adottate in violazione del diritto comunitario e senza alcuna comunicazione alla Commissione europea.

Tutto nasce nel dicembre 2004 quando su istanza dell’avvocato Andrea Sirotti Gaudenzi, difensore del signor Karl Josef Wilhem Schwibbert, legale rappresentante della società KJWS, imputato in un processo penale per aver commercializzato in Italia Cd-ROM privi di contrassegni SIAE, era stata emessa un’ordinanza da parte del Tribunale di Cesena con cui venivano formulate alcune domande indirizzate ai Giudici del Lussemburgo per accertare se il “bollino” previsto dalla legge italiana fosse compatibile con le norme comunitarie in tema di concorrenza e regole tecniche.

La difesa di Schwibbert aveva denunciato come le norme nazionali in tema di contrassegni SIAE avessero introdotto vere e proprie “regole tecniche” nell’ordinamento italiano, in contrasto con quanto previsto da una direttiva comunitaria (la direttiva del Consiglio 83/189/CEE del 28 marzo 1983), che impone ad ogni Stato membro che intenda adottare una normativa tecnica di procedere alla notificazione del progetto legislativo alla Commissione delle Comunità europee. Poiché la notifica era mancata, occorreva stabilire se il bollino SIAE potesse o meno essere considerato una regola tecnica.

E sembra proprio pensarla così Trstenjak, secondo cui non è accettabile l’argomento del Governo italiano secondo cui il contrassegno SIAE non sarebbe equiparabile a una marchiatura in base a regole tecniche in quanto identificherebbe essenzialmente le caratteristiche dell’opera intellettuale riprodotta e, quindi, del corpus mysticum, senza caratterizzare il corpus mecchanicum, ovvero il supporto. Pertanto, ai sensi dell’art. 8 della direttiva 98/34, secondo cui gli Stati membri comunicano immediatamente alla Commissione ogni progetto di regola tecnica, la Repubblica italiana avrebbe dovuto comunicare l’obbligo di apposizione del contrassegno SIAE, tanto più che la normativa attuale prevede gravi sanzioni (di natura penale) per chi non apponga i “bollini” ai supporti.

Secondo l’Avvocato generale, dunque, “le autorità italiane non possono perseguire il sig. Schwibbert per non aver adempiuto l’obbligo di apposizione del contrassegno” e non possano quindi sanzionare l’azienda.

Nelle sue conclusioni, Trstenjak spiega anche che “non essendo stato comunicato dalla Repubblica italiana alla Commissione l’obbligo di apposizione del contrassegno SIAE, le autorità italiane non potrebbero perseguire il sig. Schwibbert per non aver adempiuto tale obbligo”.

Per una decisione finale si dovrà attendere ancora qualche mese, quando verrà emessa una sentenza che, oltre ad anticipare l’innocenza del signor Schwibbert, potrebbe affermare i principi suggeriti dall’Avvocato generale e, quindi, comportare che la SIAE perda gli introiti derivanti dall’apposizione del contrassegno.

Articolo di Luca Spinelli tratto da Punto Informatico

Ancora non posso crederci che ci sia ua società come la SIAE…. questo è un articolo di stamattina:

Roma – Se ancora li avesse, probabilmente anche Fuksas si metterebbe le mani nei capelli. Secondo quanto deciso da amministratori ed utenti di Wikimedia Commons e della Wikipedia italiana, infatti, le fotografie delle sue opere – assieme a quelle di un nutrito numero di colleghi – vanno eliminate dalla nota enciclopedia telematica a causa del diritto d’autore. L’intera architettura contemporanea e moderna italiana, perciò, rischia di non poter essere raffigurata nella più grande enciclopedia del mondo, col pesante danno per i beni culturali italiani che questo comporta.

Mentre il Brunelleschi se la rideva dal suo sepolcro in Santa Maria del Fiore, già nel gennaio 2007 la Soprintendenza per il Polo Museale fiorentino pensava bene di diffidare l’uso “in modo non autorizzato di immagini di opere conservate nei musei statali di Firenze”, inviando una lettera formale tramite il sistema OTRS alla Wikimedia Foundation (che gestisce tutti i progetti intorno a Wikipedia).

Da allora si è animato un ampio dibattito, fino ad arrivare alla sofferta decisione di eliminare le fotografie raffiguranti opere architettoniche in Italia di progettisti ancora in vita, o morti da meno di 70 anni (come previsto dalla Legge 633/1941 sul diritto d’autore). Questo perché la legislazione italiana, a differenza di molti altri paesi, non contemplerebbe il cosiddetto panorama freedom (libertà di panorama), che permette a chiunque di fotografare e riprodurre quanto pubblicamente visibile senza preoccuparsi di dover trovare il progettista e pagargli i diritti d’autore.

La prossima volta che fotografiamo la Stazione Centrale di Milano in una calda sera estiva, quindi, oltre a dover fare attenzione a non essere rapinati, sarà meglio verificare che non ci siano nelle vicinanze funzionari della SIAE. Anche le opere dell’architettura (come quelle della pittura, del disegno, della fonografia…), infatti, sono protette dalla legge sul diritto d’autore (Artt. 2 e 13). Di conseguenza, solo gli autori originali avrebbero il diritto esclusivo di riprodurle, in qualsiasi forma: inclusa quella fotografica. La violazione vera e propria (l’uso per scopo personale è consentito), nasce nel momento in cui la fotografia viene caricata su un sito ad accesso pubblico e dotata di una licenza libera, diventando potenzialmente riproducibile anche con fini commerciali. Questa è esattamente la filosofia Wikipedia.

Dello stesso avviso è il prof. Enrico Santarelli, ordinario di Politica Economica ed Economia industriale dell’università di Bologna, a cui abbiamo chiesto un parere in proposito. Secondo Santarelli, “la questione, ovviamente, si pone qualora i titolari del diritto intendano farlo valere”.

Punto Informatico: Wikipedia (anche quella italiana) si trova su server posti negli Stati Uniti, ove è in vigore la dottrina del “fair use“. Posto questo, crede sia legale la riproduzione fotografica di un’opera architettonica italiana su quei server?
Enrico Santarelli: È un questione complessa che evidenzia il problema – di cui prima o poi qualcuno dovrà occuparsi – della omogeneizzazione delle normative internazionali. È da tener presente che in materia di brevetti, ad esempio, il mancato completamento delle procedure di definizione di un “brevetto europeo” fa sì che in sede di enforcement (quasi) ciascun paese dell’ Unione europea segua procedure diverse. Tornando al caso specifico, credo che gli aventi diritto possano comunque chiedere di oscurare quel sito estero nel paese in cui la normativa non contempla la dottrina del “fair use”.

PI: Il nucleo della Legge sul diritto d’autore in Italia risale addirittura al 1941. Si può affermare che sia sostanzialmente arretrata rispetto al quadro mediatico e tecnologico configuratosi negli ultimi anni?
ES: Le attuali tecnologie dell’informazione e della comunicazione rendono imprescindibile una omogeneizzazione delle normative a livello internazionale. In questo caso, parlerei di una ineluttabilità della globalizzazione delle norme a tutela del copyright.

Quindi, a meno di un diretto pronunciamento degli interessati o di un’improbabile modifica della legge sul copyright, il destino dell’architettura moderna italiana su uno dei dieci siti più visitati al mondo, pare segnato. L’Auditorium Parco della Musica di Roma, la Fiera di Milano, la Stazione Centrale, il palazzo del rettorato de La Sapienza di Roma, le stazioni della metropolitana di Napoli, il Pirellone, la nuova chiesa di Padre Pio a San Giovanni Rotondo… scompariranno a breve dalle Wikipedie internazionali: per la gioia del turismo italico, della promozione dei beni culturali, e di quei 60 milioni di utenti che ogni giorno visitano Wikipedia nelle varie lingue. L’ironia maggiore sta nel fatto che un’opera di un architetto italiano collocata, ad esempio, in Germania, può tranquillamente essere riprodotta, poiché la legge tedesca – come la maggioranza degli stati europei – prevede la succitata “libertà di panorama”.

Così, mentre la stessa Germania finanzia lo sviluppo di Wikipedia, l’Italia la diffida dall’uso di fotografie di quadri presenti nei propri musei e si trova senza le immagini di tutte le opere architettoniche moderne presenti nel proprio territorio. In attesa di trovare il classico cavillo legale che risolva la situazione, fra mandolini, pizza e maccheroni.

Magari…

ieri sul diritto d’autore sono stati approvati tre Ordini del giorno presentati da Maroni-Fava, Trepiccione-Bonelli-Vacca e Acerbo-Folena-Vacca con cui si impegna il Governo “ad adottare le opportune iniziative normative volte a modificare la disciplina del diritto d’autore che prevedano, tra l’altro, l’abolizione delle sanzioni penali per la condivisione della conoscenza, in particolare attraverso le reti di telecomunicazione, nonché la liberalizzazione della copia per uso personale di opere di ingegno” e a “procedere ad una effettiva liberalizzazione che consenta la riproduzione unicamente per uso personale e senza fini di lucro di brani musicali, libri di testo ed altre opere intellettuali similari”.

Fingerprinting

La SIAE, il piu osceno sistema parastatale di controllo e raccolta soldi (di stampo mafioso), ha recentemente inventato un nuovo sistema per raccogliere pizzi dai giovani musicisti: ecco un articolo che riporto da Punto Informatico di oggi.

“Roma – Il Ballo con strumenti meccanici ha una sigla dal profilo sadomaso (BSM) ed è l’oggetto del desiderio della SIAE, da tempo a caccia di un sistema per riuscire a identificare quanto viene suonato in locali pubblici come le discoteche, in modo tale da avere certezze su cui basare la propria opera di riscossione dei diritti.

La soluzione ora c’è e l’ha sviluppata per conto di SIAE la Knowmark srl, che nelle scorse ore ha annunciato la conclusione della sperimentazione della tecnologia, un apparato che trae le proprie caratteristiche dal fingerprinting.

In poche parole, viene creato un consistente database di opere di cui vengono codificati alcuni elementi caratteristici ed unici, elementi che sono in grado di rendere possibile riconoscere un brano che venga suonato o trasmesso confrontando le sue caratteristiche con quelle presenti in database.

La capacità di identificare con un certo grado di precisione di quali opere si tratti è evidentemente la chiave per cui SIAE ha deciso di affidarsi all’apparato sviluppato da Knowmark. Di per sé si tratta di tecnologie già note, via via raffinate negli anni con algoritmi sempre più precisi.

Con questo servizio, si legge in una nota del partner tecnologico, “la SIAE sviluppa le proprie attività nel segno della modernizzazione e dell’efficienza (..) garantendo maggiore trasparenza e sicurezza rispetto ai processi di rilevamento del repertorio utilizzato, certificazione e ripartizione dei diritti nel campo del ballo con strumenti meccanici (BSM)”

SIAE

Sto guardando una trasmissione su La7 che parla di mafia. E’ spaventoso, ogni cosa che dicono mi viene in mente i pizzini che dovevo pagare alla SIAE quando avevo il negozio di dischi. Hmmm… dico davvero, li avrei dati piu volentieri alla mafia siciliana che non a quei bastardi della mafia SIAE. Almeno quelli ti danno davvero protezione.

Quand’è che faranno qualcosa per quel cancro della musica moderna?