E’ passato qualche tempo da quando ho messo mano alla programmazione web, ma dopo una rinfrescata di principi di PHP/MySQL (che per la maggior parte ricordavo già bene, almeno ai livelli che mi intesessano) sono pronto finalmente a sporcarmi le mani con Typo3 e Magento, due pesi abbastanza consistenti nel panorama CMS/ecommerce. Non è che negli ultimi anni sia rimasto a digiuno completo, eh. Ho installato pacchetti di varia entità, tra CMS, Forum, piattaforme di blogging ecc., diverse volte, e quasi sempre ho dovuto hackerare per bene per farli funzionare sui vari piani di hosting, e gli dèi solo sanno quanto ho imprecato per importare dati da varie versioni di forum (vBullettin, PHPBB, Snitz ecc.).
E’ mia intenziona ormai da qualche anno di rilanciare il mio vecchio negozio in forma completamente elettronica, e come si può vedere dai mieivecchi post, la piattaforma scelta è stata da subito Magento. Sarò stato uno dei primi 100 in Italia ad aver scaricato una beta di questo pacchetto, che in ogni parte sembrava superare di gran lunga la flessibilità e la potenza di OSCommerce, Zencart e simili. Lo avrò installato decine di volte, talvolta cancellando tutto e reinstallando da zero, altre volte porvando temerariamente degli upgrade nei modi piu disparati.
Questa volta ho preferito cancellare la vecchia installazione di Magento per installarne una nuova e pulita, qualche settimana fa: la 1.6.0. Cosi facendo ho perso parte del catalogo, che comunque avevo salvato su backup, ma ho potuto rivedere per bene i vari attribute set che le varie sezioni dell’ecommerce che sto preparando dovrà possedere. Riprendere in mano quel progetto è stata opera di coraggio. Trattasi di un faldone enorme di idee, appunti e diagrammi che ho collezionato sin dal 2004, anno in cui chiusi il vecchio negozio. Comunque la situazione è matura: l’inventario è a buon punto, gli spazi e i tempi per lavorarci ci sono, ho anche finalmente un buon sistema organizzativo che dovrebbe permettermi di non far scivolare di nuovo ogni cosa tra le crepe della giornata.
Non appena deciso di lavorare sull’e-commerce, ho visto che era uscita una release minore, la 1.6.1. Che palle. Installo o no? Che poi il problema reale è un’altro: se decido di non testare l’upgrade adesso, cosa succederà quando ci sarà una release importante e sarò costretto a farla? La prima idea era di gestire il “negozio/distro” alla vecchia maniera, con semplici liste in PDF da scaricare, ma poi ho pensato che dopo tutto questo tempo sarebbe stato meglio lanciare il sito con un po’ piu di profesisonalità, la prima impressione è quel che conta, si dice. Ho deciso infine di lavorare su una versione aggiornata di Magento 1 e di non aspettare la famosa 2.0 e tutti i cazzi e mazzi annessi ad eBay e le figate che tecnicamente potrebbe possedere. Anche perchè una data precisa di uscita di sto Magento 2 non l’abbiamo, e non posso aspettare ancora per cominciare a vendere, ci sono produzioni all’orizzonte e servono liquidi per andare in stampa.
Venendo ai problemi tecnici, ecco che è successo installando Magento 1.6.1.0, upgrade diretto da 1.6.0.0.
Prima che i rompipalle comincino a “gnolare” (termine tecnico) sul fatto che è meglio usare SSH, premetto che l’accesso SSH al sito non ce l’ho, e che installazioni e upgrade li devo fare a manina,via FTP (uso Filezilla). Per i motivi accennati prima, non avevo neppure interesse a reinstallare tutto e rimandare a domani i problemi di un eventuale upgrade futuro.
Cosi vado nella pagina di Amministrazione di Magento Connect, eseguo un “aggiorna tutto” o roba del genere.Si apre un prompt e lo script inizia a macinare righe su righe. Non vedo errori evidenti. Quando però lo script termina, il risultato è infelice: ogni pagina dell’ecommerce porta di default all’handler 404 di WordPress (il mio sito attuale gira su WordPress e Magento si rova dentro una cartella nella root di WordPress). In altre parole:
root del sito
cartelle e file vari di WordPress
+ cartelle e file vari di Magento
L’handler nascondeva l’errore per cui sono andato un po’ a tentoni. I log di PHP del server non dicevano una mazza.
Per ristabilire il sito aggiornato e funzionante ho fatto queste due operazioni:
Cancellato il file .flag dalla root di magento
Reimpostato i permessi su TUTTA la cartella di Magento:
+ Tutte le directory755
+ Tutti i file 644
+ Aggiunte le eccezioni:
++ /media 775
++ /var 775
++ /app/etc/ 775
++ /app/etc/local.xml 664
++ /var/.htaccess 664
Et voilà, tutto pronto.
Next step: preparare il terreno per l’inserimento dati.
Ecco la e-mail che ho spedito alla posta di PC Professionale pochi minuti fa. E’ inutile dire che sono davvero indignato dal modo in cui Archos gestisce le riparazioni dei clienti. La cosa piu incredibile comunque, è che è impossibile contattare il servizio riparazioni via sito web se non hai accesso a un codice che si recupera solo da un menu interno delll’apparecchio. Questo vuol dire che se il tuo apparecchio è guasto non puoi segnalarlo (!!?).
“Verso la metà di settembre del 2010, ho iniziato ad avere problemi di comunicazione tra il mio lettore Archos A 605 WiFi e il mio PC con Windows 7. Nonostante il collegamento fosse riconosciuto dal PC, non era possibile effettuare lo spostamento dei dati sull’HD interno del lettore. L’unità HD interna veniva visualizzata tra le periferichema in fase di spostamento dei dati, explorer.exe andava in freeze ed era necessario staccare il cavo USB per sbloccarlo.
Comprai cosi nel 21 di settembre un cavo USB sostitutivo (Archos usa un connettore proprietario) che però non risolse il problema. Pazienza.
Dopo un paio di reset hardware, il sistema ha cominciato a bloccarsi su una schermata bianca.
Controllai quindi sul sito Archos, che al tempo aveva un problema tecnico assurdo per cui non era possibile accedere adll’area di supporto tecnico, poiché per farlo era necessario inserire un codice identificativo che era recuperabile solo da un menu del SO del prodotto, che però era inutilizzabile! Già questa cosa l’ho trovata onestamente inqualificabile. Un servizio clienti inaccessibile! Cosa?
Ill 28 ottobre allora contattai il servizio assistenza Archos Italia per telefono, che mi disse che non esistevano centri di riparazione in Italia (anche questo!!!!) e che avrei dovuto mandare, a mie spese (!!), il pacchetto alla sede Archos in Francia, cosa ovviamente non proprio economica. Essendo comunque intenzionato a ripararlo, decido di spedirlo lo stesso. Il 2 novembre ricevo risposta dal supporto Archos, che dice
“By your description the product needs to be repaired. Please reply to this e-mail by including the information in the blanks provided. Filling in all the blanks completely will expedite the product return process.”
Compilo dilgentemente e spedisco la e-mail.
Il 10 novembre ricevo I primi contatti sul ticket:
“EAD-01-10111061406 Create by ARCHOS France Create on 2010-11-10”
Il 27 ricevo I datio per l’invio del prodotto:
“We confirmed by this message that your product and/or accessory must be returned to the Archos repair centre. Below are the instructions for returning your product.”
Spedisco il pacchetto, e da allora non sono piu riuscito ad ottenre altro che messaggi automatici.
Il 28 Dicembre ricevo il messaggio:
“We would like to inform you that your Archos product has efficiently been delivered to our repair center.”
Iniziano quindi i problemi.
Il 27 gennio ricevo questa offerta
“In a previous email, ARCHOS made a proposal to benefit of a special offer of trade in of your product for the acquisition of a new product. Be careful, it will only remain 30 days at reception of this email to benefit of this offer. We invite you to inform us about your decision, by replying to this email at this address: rma-europe@archos.com. Please do not forget to communicate your rma number. Once we receive your agreement, a promotion code will be sent to you to benefit of this Archos reduction and allow you to buy a new Archos product on our web shop www.archos.com. By this agreement, you engage yourself to leave the property of your defective product.”
Dico che non sono interessato alla loro “proposal to benefit a special offer”, e che volevo solo il mio prodotto riparato. I costi dei nuovi lettori erano troppo alti a mio avviso per una cosa che possedevo già. Se il prodotto non poteva essere riparato che almeno me lo dicessero chiaro.
Ricevo allora un altro messaggio:
“We do not make estimate, after reception of your device, we purpose a trade in of 25 % will be attributed to you on the purchase of a new device on our www.archos.com site After validation of the proposition of your part, your device will become property of Archos and the promo code will be sent to you. Regards Stéphane ARCHOS RMA DEPARTMENT”
C-come? Non mi sapete dire quanto costrebbe la riparazione? Offrite, senza neppure vedere il guasto, uno sconto del 25% su un prodotto nuovo? Ma non erano cose che avrei dovuto sapere PRIMA di spedire il prodotto in Francia a mie spese?
E soprattutto, a cosa serve un supporto tecnico che non controlla neppure i guasti dell’apparecchio?
Rupeto che non voglio un lettore nuovo, voglio che mi riparino il vecchio!!
Ricevo allora un messaggio IDENTICO al primo
“Dear customer We do not make estimate, after reception of your device, we purpose a trade in of 25 % will be attributed to you on the purchase of a new device on our www.archos.com site After validation of the proposition of your part, your device will become property of Archos and the promo code will be sent to you. Regards Stéphane ARCHOS RMA DEPARTMENT”
Inizio quindi a spazientirmi. Ripeto una terza volta che non mi interessa un nuovo prodotto. Ricevo per la terza volta la risposta
“Dear customer We do not make estimate, after reception of your device, we purpose a trade in of 25 % will be attributed to you on the purchase of a new device on our www.archos.com site After validation of the proposition of your part, your device will become property of Archos and the promo code will be sent to you. Regards Stéphane ARCHOS RMA DEPARTMENT”
Argh! A quell punto non ci vedo piu. Do i miei soldi di spedizione per perduti e chiedo la rispedizione del prodotto danneggiato.
Faccio presente (e sono serio) che se ricevo un’altro messaggio automatico che mi propone un prodotto nuovo come i tre già ricevuti passo la pratica ad un avvocato delle associazioni di consumatori.
Non ricevo nessuna risposta. Dopo un paio di giorni ricevo il mio prodotto, guasto, che in Italia nessuno sa riparare, e che alla casa madre non riparano per “politiche interne”, anche se NESSUNO l’ha analizzato per capire che guasti aveva.
E dalla Archos ho ricevuto solo messaggi automatici.
Adesso comprerò un nuovo lettore multimediale, ma sono sicuro di una cosa°: MAI PIU ARCHOS.”
EDIT: Aggiornamento!
Ho contattato l’ufficio stampa di Archos per l’invio della segnalazione a PC Professionale e guardate che è successo!
Hi. This is the qmail-send program at smtplq01.aruba.it. I’m afraid I wasn’t able to deliver your message to the following addresses. This is a permanent error; I’ve given up. Sorry it didn’t work out. <press-relations@archos.com>: 62.4.78.172 does not like recipient.
Remote host said: 550 sorry, no mailbox here by that name (#5.1.1 – chkusr) Giving up on 62.4.78.172.
Ah ah ah!! Neppure l’email fiunziona!! Ma che super-super-azienda che è questa qui!
Lunedi 6 Settembre ho ricominciato con l’allenamento. Forse “ricondizionamento” sarebbe un termine piu appropriato. Avevo interrotto a dicembre 2009 ogni forma di attività sportiva o buonsenso sull’alimentazione. Non è che mi sia dato completamente e volontariamente all’autodistruzione, ma nel mio caso il non pormi limiti non ha avuto un significato molto diverso. Dopo un anno e passa di allenamento 5/7 con carichi pesanti e pugilato, passare al nulla assoluto è stato un piccolo disastro. Una serie infinita di dolori articolari e contrazioni muscolari sono emerse portandomi ad uno stato di salute molto vicino a quello che era quando sono stato al limite negativo della mia forma fisica nei primi anni del 2000. Forse avevo meno fiato, meno forza, ma almeno non avevo questi dolori continui alle braccia, alle ginocchia, alla schiena. Pare assurdo ma il motivo principale di questa pausa interminabile è stato un trasloco. Non entrerò nei dettagli ma il cambiare casa è stato devastante. Le tempistiche si sono dilazionate all’infinito e l’entropia ha fatto il resto. Il risultato finale si è rivelato una catastrofe per il mio corpo.
Non parlerò di peso, per ora. Basti dire per ora che i problemi di un fisico indebolito e spaventosamente sovrappeso sono tanti, talmente tanti e continui che ci non c’è passato non può davvero capire in che condizioni si viva. Difficoltà a dormire, respiro sempre corto, difficoltà a fare le cose piu banali come tirare fuori una penola da uno sportello a terra o allacciarsi le scarpe. E non parliamo dei copritavoletta che si spezzano di continuo. E il sonno, una sonnolenza e una mancanza di motivazione che accompagna ogni momento della giornata.
Intendiamoci. Non esistono “diete”. Le diete non fanno dimagrire. Non esistono neppure allenamenti per nenersi in forma. Non ci sono mezze misure. Quando arrivi a certi livelli, o tiri fuori le budella e sputi sangue, o rimani un ammasso di merda. La lotta per riprendere il controllo del proprio corpo è impossibile da affrontare se non si cambia radicalmente stile di vita, se non ci si butta anima e corpo in una missione epica. Il cervello, il sistema di ragionamento, la visione della vita stessa devono cambiare, o non c’è via di scampo da un corpo che non è piu il tuo. Nel mio caso non è stata la prima volta che tento di cambiare stile di vita, ma posso dire senza timori che ogni volta che ci ho provato, è sempre funzionato tutto abbastanza bene, finchè è durato. Il mio corpo è reattivo, e generalmente i progressi sono costanti e vistosi già dalle prime settimane. Quando entri nel giusto giro, sentirsi puliti, sani, forti diventa carburante per proseguire con l’allenamento e con la riacqusizione del controllo della vita stessa.
Nel mio caso la premessa iniziale, nel Maggio 2008 quando cominciò il mio iter di rinascita, era solo di perdere peso. Volevo fare un po’ di ginnastica a corpo libero, stretching, un po’ di cardio a battito controllato. Poi però l’allenatore mi consiglio di prendere in mano qualche pesetto. Dopo qualche settimana, è successo che i pesi che usavo per allenarmi si sono alzati, tutto d’un colpo. Piu che raddoppiati in neppure un mese. Qualcosa scattò. Non sono mai stato un tipo da mezze misure: andare in palestra per fare sempre gli stessi carichi, senza obiettivi, solo per far passare il tempo, non è proprio cosa per me. Mi annoio se non c’è qualche sfida da affrontare. Dopo due mesi, forse tre di allenamento, stavo già da dio. L’ernia al disco che mandava scariche elettriche su tutto il corpo alla minima torsione del bacino improvisamente aveva smesso di pulsare. Sono bastati pochi mesi di traning fatto bene per trovare una dimensione, una luce, che avevo dimenticato. Non dico che tutti quelli che hanno ernie al disco possono curarsi facendo stacco da terra, ma nel mio caso, seppur assurdo, è stato proprio cosi. E’ bastato allenare i muscoli della cintura, rinforzare la schiena, sistemare la lordosi (ciè la colonna vertebrale si era “raddrizzata” a causa della pancia perdendo la sua naturale curvatura che permette di distribuire il peso del corpo nei punti giusti) e non ho mai piu avuto problemi di schiena, anche sotto 200 Kg di stacco. Da qui, il passo è stato breve: ho deciso di trasformare le giornate passate in palestra in un vero a proprio allenamento. Contando su alcuni siti Internet e leggendo con cura forum di gente davvero competente in materia, sono riuscito ad avvicinarmi ad una disciplina sportiva che seguivo già da metà degli anni ’90, quando ero nel pieno della forma fisica, il Powerlifting. Si tratta di una disiplina sportiva dove sollevi il massimo del carico possibile in stacco da terra, panca piana e squat. Ormai quasi tutte le gare si fanno con attrezzature specifiche, come maglie elastiche e corpetti, ma essendo io un novellino assoluto, per ora decido di non curarmene. Compro una buona cintura (comunque con l’ernia non si scherza) e comincio con l’allenamento, imparo a usare la presa inversa sul bilancere, disimparo a fare la panca piana da “culturismo” e imparo l’assetto da powerlifting con il tradizionale archetto. Finisco i mesi che avevo pagato in una palestra di Modena spaventosamente sotto-attrezzata, e comincio alcuni bellissimi mesi a Reggio Emilia, con uno dei trainer di Powerlifting piu competenti d’Italia, un campione Internazionale di stacco da terra, e Mr. Universo negli anni 80. Ci si allena pesante, e due volte mi infortuno di brutto, anche se nulla di irreparabile. Conoscere un buon osteopata è stato fondamentale per poter proseguire con gli allenamenti nonostante gravi contrazioni muscolari e problemi alla schiena. Ogni settimana porta un “aha” quando capisco finalmente come si fanno certe alzate, come lo squat. Ancora oggi, sono sicuro che ci sono mille segreti da scoprire in una disciplina apparentemente semplice come questa. Comincio a intervallare l’allenamento con qualcosa di fortemente aerobico, e inizio l’allenamento di pugilato. Non ho fiato, quello scattano come grilli, ma l’amore è immediato. La boxe è sicuramente il piu bello sport che abbia mai praticato. Sono vecchio e grasso per fare pugilato, ma quando finisco l’allenamento, mi sento da dio. Pian piano mi sciolgo, comincio a correre sul serio, e finalmente i pugni iniziano a rimbombare per bene sul sacco.
Andare a Reggio Emilia 5 volte alla settimana però alla fine è diventato un po’ scomodo, anche se lo facevo volentieri, soprattutto perchè finalmente ho trovato una palestra economica nella mia città con una pedana e un bilanciere olimpionico (indispensabile per chi fa powerlifting). Purtroppo, da li a poco ho smesso, prima con la boxe, poi con il powerlifting, con i massimali ancora ben lontani dal mio potenziale.
Devo premettere che da teenager ero fortarello, non una bestia, ma avevo carichi interessanti. Coi pesi ho sempre avuto una certa afifnità. A 17 anni facevo delle serie in panca piana con 110 Kg. Senza tecnica, senza un allenamento preciso, e con presa da body building. Ma riprendere con i pesi è stato come tornare sulla bicicletta. Se li ami i pesi, se ti trovi a suo agio con loro, riesci ad instaurare un rapporto particolarissimo. Altro che fiori. Impari a conoscerli, a parlarci, a offenderli e quando ritorni da loro ci vuol poco per ricominciare a capirli. E’ un rapporto amore-odio, dove il peso è il nemico che detesti, ma che rispetti.
Per chi vuole seguire il mio iter
I primi mesi di allenamento dopo anni di inattività sono terribili, sia chiaro, e non parlo solo della “carne greve”. La prima cosa che ti ammazza è la resistenza. Non hai fiato, se non fai un cazzo da anni, non riesci neppure a finire un ciclo di allenamento senza fermarti ad ansimare ogni dieci minuti. Ci vuol tempo per prendere i giusti tempi di recupero. 30-40 secondi tra le ripetizioni, all’inizio te li puoi scordare. Poi ci sono i tendini, e quelli sono terribili. I muscoli, soprattutto se allenati in gioventù, si irrobustiscono in fretta, ma anche se le tue braccia e le tue cosce sollevano certi pesi, non è detto che gomiti e ginocchia siano pronti a seguire. Purtroppo bisogna arrendersi al fatto che i tendini sono un collo di bottiglia. Stai calmo, parti con i pesi che credi di poter reggere senza troppi dolori, e non dovrebbero esserci incidenti. Ci mettono piu tempo, ma anche quelli arrivano a tenere il passo. Infine c’è il discorso dei muscoli “stabilizzatori” . Muscoletti complementari che ti permettono di tenere il controllo di un peso. Se non fai niente da anni, appena ti metti in panca piana vedi che il peso oscilla dappertutto, e fai il triplo di fatica a fare i movimenti corretti perchè questi muscoli fanno pena e non fanno il loro lavoro. Ti distrai di continuo dal peso perchè metà del tuo cervello è impegnata a non farlo cadere. Ma questi sono i primi che si mettono in riga, se smetti di fare quel che ti dice il trainer che ti mette alle macchine (come la pectoral machine) e cominci ad allenarti con i pesi liberi. Quando questi muscoli “secondari” cominciano a funzionare bene, le soddisfazioni sono a portata di mano. E’ li che i carichi iniziano a salire, perchè avere il controllo dei pesi significa anche fare gli esercizi per bene.
Tornando ad oggi, sono alle terza settimana di allenamento. Ho ricominciato il 6 Settembre. Fortunatamente non ci sono 15 anni di inattività da tamponare stavolta. Dopo due settimane di full-body ho deciso di passare ad un allenamento tradizionale, spezzando le solite sei “zone” in cui il corpo è convenzionalemnte suddiviso in tre giornate di pesi, stretching (fondamentale sopo pause cosi lunghe) e cardio.
Una cosa splendida è stato notare come solo due settimane di pesi abbiano fatto sparire un dolore muscolare alla spalla e al tricipte che mi tormentava da mesi. Ho curato un’ernia con lo stacco e un dolore cronico al tricipite con la french press. Ah! Poi dicono di non fare pesi quando hai dei dolori addosso.
Nota Bene: il mio non è un allenamento tradizionale. L’anno scorso avevo cominciato una serie di circuiti tipici dell’allenamento per powerlifting (ciclo Korte ecc.). Non ho mai raggiunto carichi davvero interessanti perchè le ultime settimane prima di fermarmi definitivamente, l’allenamento non era sufficientemente continuativo. Per allenarsi sui grossi carichi, un giorno di fermo può essere deleterio. Quello che voglio premettere è che si tratta di un allenamento ibrido che ha il triplice compito di rimettere il corpo in forma (diciamo “ricondizionamento”) allenaendolo nella maniera piu completa possibile (pesi liberi e muscoli “grandi”), di aumentare il tono muscolare complessivo, con particolare attenzione alla bassa schiena e alle gambe che sono – poveracce – in condizioni penose a causa del peso, e di introdurre le tre alzate tipiche del powerlifting in modo da prepararmi all’allenamento vero a proprio che adotterò quando sarò piu in forma.
Alla prossima pubblicherò il mio regime alimentare e la mia scheda di allenamento. Sarà una sorta di diario online. Spero sarà di aiuto a qualcuno.
Gli argomenti che riguardano sitemi organizzativi e principi di produttività personale sono talmente tanti che assieme ad un amico abbiamo concordato meritassero un blog a parte. E’ cosi nato Modron Cafè, il sito dedicato ai principi dell’organizzazione, della crescita personale, dei sistemi di produttività, controllo e prospettiva. E’ un blog dedicato al miglioramento del proprio stile di vita ma anche un luogo dove discutere di innovazioni tecnologiche che possono DAVVERO impattare sul nostro lifestyle. Dai piccoli suggerimenti per la pulizia di casa e ufficio a grandi sistemi informatici per gestire i clienti, la fatturazione o la logistica di magazzino. Il bimbo è nato oggi, proprio come Isaac Newton. Chissà che la cosa non ci porterà fortuna?
Oggi ho controllato le statistiche del sito, e ho ricevuto la grandissima soddisfazione di vedere che ci sono state diverse persone che hanno letto gli ultimi due miei post sull’implementazione del metodo GTD. Per questo, ho deciso di aprire un forum apposito, per tutti coloro che hanno dubbi e che vogliono chiarimenti su questo sistema.
Ogni singolo oggetto nel contenitore di raccolta a questo punto deve essere eleborato. Piu precisamente bisogna definire se da questo oggetto può scaturire una qualche azione. In alcuni casi non è necessaria alcuna elaborazione, ad esempio un libro che hai trovato sotto la poltrona e che va semplicemente ricollocato nel suo scaffale. E’ importante ripetere che effettuare queste revisioni spesso è fondamentale per la corretta applicazione del metodo. Man mano che effettuerete queste revisioni verrà automatico distribuire ogni oggetto al suo posto, con i giusti promemoria collocati nel giusto spazio (o nel giusto tempo, nel caso di appuntamenti). Effettuare regolarmente le revisioni aiuterà anche a definire obiettivi sempre piu precisi. Potrebbero esserci dati relativi ad attività che non stai svolgendo da diverso tempo. Questo è da interpretarsi come un segnale ben preciso che indica che è il caso di rivedere se il progetto è ancora da considerarsi attivo, se va abbandonato, o se va affrontato da un’angolazione diversa.
Ci sono alcune regole fondamentali che riguardano la gestione degli oggetti accumulati nel contenitore, ma la prima e piu importante è che ognuno di essi va elaborato nell’ordine inverso in cui è stato messo nel raccoglitore, uno alla volta, e soprattutto nessuno di questi deve mai ritornare nel contenitore. Non salti quindi in mente di metterlo in fondo alla pila o di pensare di decidere in un secondo momento cosa farne. Questa è una forma di disciplina che è fondamentale per tenere tutto sotto controllo. Non devono esserci zone grigie nel nostro sistema, attività indistinte o decisioni rimandate a data da destinarsi. Questo non vuol dire che per ogni cosa che finisce nel raccoglitore deve essere registrata un’attività da fare subito. Esiste un altro raccoglitore, nel nostro sistema, che si chiama semplicemente “un giorno/forse”, e che nasce proprio come raccoglitore di cose che vorremmo cominciare a gestire un giorno, ma che al momento proprio non possiamo. E’ un raccogliore magico, un libro dei sogni, che revisoneremo settimana per settimana durante la cosiddetta “revisione settimanale” (nome originale eh?). Soprattutto, è un contenitore dagli spazi ben definiti, che contiene roba della quale non abbiamo ancora deciso quando e se e cosa farne, ma della quale esistenza siamo ben consci. Per essere piu chiari, è il luogo dove fluttua tutto quello riguardo al quale abbiamo deciso attivamente di non prendere decisioni, un concetto molto diverso dall’idea indistinta che aleggia nel cervello.
Contenitore di Raccolta
Chiusa questa parentesi, facciamo un breve riassunto.
Parte 1 – “Collect” ovvero “Raccolta”
abbiamo raccolto idee, ciarpame, appunti, foglietti, note, scarabocchi, in un unico contenitore di raccolta. Abbiamo effettuato un completo “mind sweep”, ovvero abbiamo ripulito la testa di tutte le idee e di tutti gli impegni che gli avevamo sbattuto dentro. Un breve elenco:
Progetti (si intendono come progetti tutte le attività “complesse”, cioè che richiedono piu di una azione. Telefonare ad un amico è un’azione, telefonare a tutti i compagni di classe è un progetto)
Impegni
Comunicazioni (segreteria telefonica, email, lettere, post it ecc.)
Riunioni
Finanze (estratti conto della banca, scontrini ecc.)
Amministrazione
Clienti
Marketing
Sistemi/materiale da ufficio
Deleghe
Commissioni
Sviluppo personale e professionale (questa è molto importante, fate sempre che ci sia almeno una di queste attività nel vostro contenitore)
Manutenzione casa, automobile, ufficio (vivere in un ambiente organizzato e salubre è indispensabile)
Doveri civici o sociali (donazioni del sangue? Raccolta differenziata? Riunioni di quartiere? Si può anche decidere di non pensarci mai, ma prima o poi arriverà il caso di affrontare l’argomento)
La nostra mente deve essere a questo punto una tabula rasa: siamo pronti alla revisione! Abbiamo deciso che questa revisione andrà fatta possibilmente tutti i giorni, e una volta alla settimana in maniera approfondita. Questa ulteriore revisione settimanale comprenderà l’elaborazione di alcuni extra:
Carte e note lasciate in giro per la casa che sono sfuggite alle revisioni giornaliere
Rivedere l’agenda/calendario, individuando appuntamenti/attività che dovranno avere un seguito, o magari appuntamenti saltati che necessitano di venire “rischedulati”.
Svuotare la testa, ancora!
Rivedere l’agenda/calendario, individuando appuntamenti futuri, cosi da avere un’idea chiara di quel che succederà nelle prossime settimane
Progetti – ricontrolliamo un po’ quelli che sono attivi, o quelli che sono fermi da un po’, e valutiamo il perchè – nel mio caso oltre le liste dei progetti controllo anche le cartelline che contengono il materiale dei progetti attivi, una per una (in gergo ” pending and support files”
Liste di cose “in attesa” – per ora pensatela un po’ come la lista dei prestiti – quante volte vi siete dimenticati di aver prestato un cd a un amico?
Liste di cose “da fare” – nel caso vi sia sfuggito qualcosa – queste liste sono il nodo nevralgico del sistema, ci torneremo sopra a breve
Liste di cose “un giorno/forse” – fa sempre bene avere dei progetti a breve termine – alcuni di questi potrebbero essere stati accantonati solo temporaneamente, per mancanza di tempo.
Checklist, ovvero le liste i cui elementi sono da “barrare” – esempio tipico di checklist sono il contenuto della borsa da viaggio, la borsa della palestra, la lista della spesa
Una cosa molto importante è identificare a priori i contenitori di raccolta: è importante che non ve ne dimentichiate qualcuno quando siete pronti a elaborare tutto. Scrivete una checklist (vedi sopra) da consultare ogni volta che fate una revisione. SMS, segreteria telefonica, email, taccuini da viaggio, appunti online (ad esempio se usate Evernote, Backpack, Remember the Milk). Quando effettuate la revisione, passateli tutti i rassegna.
Cosa uso io: una scatola da scarpe, un quaderno moleskine, una borsa a tracolla Eastpak, un palmare per gli SMS e i messaggi vocali, MS Outlook per le email e gli RSS, una cartella sul desktop chiamata “Contenitore di Raccolta” in cui confluiscono tutti i file che scarico o che devo collocare in fretta mentre lavoro. Taccuini con penna sparsi per la casa e in ufficio.
Parte 2: “Process” ovvero “Elaborazione”
Partiamo dalla cima, dal primo oggetto del raccoglitore in esame, e decidiamo che cosa è quella roba che ho in mano. Potrebbe essere parte di un progetto, identificare un’azione (il promemoria di una telefonata), una boiata (cestino?), o qualcosa di completamente indefinito. In quest’ultimo caso, è necessario attivare un po’ di neuroni e decidere cose vogliamo farne, se proprio non sapete cosa farne ora, ma non volete gettarla, mettetla nel raccoglitore “un giorno forse”.
La domanda principale da porsi per ogni roba che si trova nel contenitore quindi è: ci posso far qualcosa? Eccoci al primo bivio.
Se la risposta è NO allora avete tre scelte:
Eliminare: nota riguardante un film che hanno dato in TV due giorni fa e che avete già visto? Cestino. Pubblicità di una società di strozzinaggio che stipula mutui a tassi vergognosi trovata sul parabrezza dell’auto? Cestino. Messaggio di spam nella posta elettronica? Cestino. Messaggio in segreteria di un collega che ti ha cercato e ha riappeso subito? Cestino. Foglio di carta sporco senza scritto nulla? Cestino. Cosa uso io: due cestini sotto la scrivania, uno per la carta e uno per tutto il resto. Il cestino di Outlook per le email oppure la combinazione CTRL+DEL per cancellare definitivamente i messaggi senza passare per il cestino. Il tasto DEL del cellulare.
Incubare: Quella roba che avete preso in mano è una pubblicità di un corso per assaggiatori di aceto balsamico. Non hai tempo adesso per pensarci, è possibile che la prima cosa da fare sia una ricerca su internet, o una telefonata, ma per ora non hai voglia di pensarci su, ma neppure voglio buttare la brochure nel cestino. Ecco che entra in gioco il libro dei sogni, la lista “un giorno/forse”. Questo contenitore ha la splendida caratteristica di essere universale. Potete metterci di tutto. Non è necessario identificare nulla se non che vi piacerebbe farci qualcosa un giorno. Non abusatene, però. Il vostro tempo non è infinito. Incubate anche oggetti che sono “in attesa”, ad esempio una lista di film da guardare o libri che avete dato in prestito. Cosa uso io: piu cartelline azzurre della Esselte. L’azzurro è il colore della speranza quindi mi è sembrato ovvio sceglierlo per contenere le liste “un giorno/forse”. Ne tengo una per i film da guardare, per i gruppi da ascoltare, per i ristoranti da provare, per progetti che al momento non ho voglia ne’ tempo di affrontare, Ho anche delle cartelline verdi, dove tengo le liste delle cose che ho prestato ad amici, o per progetti che sono in attesa da tempo (nel mio caso il cambio di contratto dell’ADSL che Telecom tarda a sbloccare).
Archiviare: una rivista che avete già letta e che volete tenere, la busta paga, una radiografia. Nessuno vuole buttarle via, ma lasciarle in giro per casa crea soltanto ulteriore confusione. Archiviate tutto con intelligenza. Seguendo la massima “ogni cosa al suo posto, in ogni posto la sua cosa”, dovreste essere rapidamente in grado di archiviare tutto. Ovviamente sarebbe preferibile usare uno scanner e trasformare tutto il possibile in digitale. Se siete onesti con voi stessi, vi stupirete di quante poche cose è necessario tenere. con ogni probabilità starebbe tutto in un cassetto. Recensirò in futuro alcune soluzioni di scansione (volgarmente chiamate “software documentali”). Quando archiviate la “roba”, soprattutto in formato elettronico, e soprattutto se decidete di scandire ogni singolo documento che avete a casa (ripeto, considerate la possibilità – non ci sono davvero motivi per non farlo se avete già uno scanner – ci sono dozzine di ottimi software di scansione, archiviazione e conversione in PDF) fate sempre dei backup. Usate Genie o Arcserve o il sofwtare gratuito che vi forniscono con il disco fisso esterno, ma fate sempre TANTI backup. Cosa uso io: un disco esterno MyBood della Western Digital da 2 Tb in cui Genie effettua regolarmente i backup giornalieri e settimanali di tutta la posta e dei documenti piu importanti. Ogni mese salvo tutta la posta elettronica e il materiale dei progetti finiti su DVD. Ho anche due ripiani su uno scaffale dove tengo diverse cartelline di plastica con tutti i documenti di casa. Se usate un archivio in soffitta o in cantina, proteggete la carta con delle buste di plastica o ancor meglio con degli “storage box”, scatoloni di plastica ermetici che vanno tanto di moda in USA (qui in Italia preferiamo usare dei pericolosissimi cartoni – ottima ricetta per un potenziale disastro. NOTA: la regola sul materiale archiviato è chiara: FUORI DALLA VISTA. Non dovete vederlo, deve essere invisibile. Sulla vostra scrivania, davanti ai vostri occhi, deve esserci solo quello che vi serve.
Se la risposta è SI allora dovete chiarire nella vostra mente come sarebbe il vostro mondo se questa cosa fosse già stata fatta. Ora pensate: se questa fosse l’unica attività della giornata, cosa fareste per prima cosa, per mettere questo progetto in moto? Se le azioni da svolgere sono più d’una, allora si tratta di un progetto. A questo punto avete tre scelte
Fare: regolina d’oro. Se richiede meno di due minuti, fatelo subito. Senza indugi. E’ forse la regola piu immediata e efficace di tutto il sistema.
Delegare: quando possibile, fatelo. Non mettetvi ad aggiustare l’impianto elettrico di casa se non avete tempo, fatelo fare ad un professionista.
Pianificare: questo è un punto delicato e molto importante del processo. Pianificare e organizzare bene i promemoria è di fondamentale importanza. dovete sostanzialmente tenere tre tipi di promemoria (questa è una suddivisione personale, potrebbero esserci casi diversi per ognuno di voi).
Calendario: mettete nel calendario solo gli appuntamenti inderogabili. Film in TV o appuntamenti con clienti o amici ma mai azioni che vorreste fare assolutamente quel giorno, ma che potreste anche essere in grado di fare un altro giorno. Mi spiego meglio: se volete riassettare casa, segnatelo nella vostra lista delle azioni, NON nel caledario. Se non lo fate quel giorno, sarà sempre possibile farlo il giorno dopo. E’ importante imparare a usare un calendario nel modo corretto. Usatelo per segnare la scadenza dell’assicurazione, non per segnareil giorno in cui volete andarla a pagare. Per far questo mettetevi un promemoria nella lista “un giorno/forse” che settimanalmente andare a consultare, e un paio di settimane prima iseritelo nella lista delle cose da fare. Semplice no? Cosa uso io: Outlook 2007 + Google Calendar Sync per tenere sincronizzati gli appuntamenti di casa con quelli dell’ufficio – purtroppo Google Calendar non registra la categorie (i “colori”) per cui a volte è necessario un po’ di lavoro, ma il sistema funziona benino. Ovviamente il calendario è sincornizzato anche sul mio palmare (HTC Diamond Touch).
Progetti: quando cominciai a implementare il GTD non tenevo una lista progetti, e fu un errore madornale. Tutto quello che richiede piu di una azione è un progetto. Segnatevi una lista che andrete a revisionare ogni settimana. Per ognuno di questi progetti, deve essereci almeno una azione nella lista delle cose da fare. Cosa uso io: Remember the Milk – ho creato alcune schede per tenere organizzati i progetti, una scheda Ufficio, una scheda Casa, una scheda Un Giorno/Forse. A volte uso anche App for the Milk per tenere la lista dei progetti sul Desktop, ma il software è ancora molto immaturo. Ho anche diverse cartelline Esselte nelle quali tengo il materiale di supporto per i vari progetti, di colore giallo, e una cartella sul Desktop che si chiama “Progetti” (una delle due cartelle che ho sul desktop, l’altra e “Contenitore di Raccolta”. Se pensate che ne servano altre oltre a queste due, fatemelo sapere.
Supporto ai Progetti
Liste di “cose da fare”: Il pezzo grosso del sistema. Le cose da fare devono essere chiaramente identificate da un’azione fisica. “Telefonare a X”, “Ricercare Y su Internet”, “Scrivere l’articolo sul blog”, “andare in posta per pagare la multa”. Una sola azione chiara e distinta. Non scrivere mai cose tipo “mamma”, o “INPS” bensì “chiamare mamma per ricordargli della scadenza del canone”, chiaro? Altro concetto fondamentale: vi renderete conto che la lista di cose da fare è enorme. Probabilmente le cose da fare sono centinaia, e molte di queste possono essere fatte nel luogo in cui siete. Alcune di queste però devono essere fatte in un altro luogo, ad esempio in ufficio e la revisione la state facendo a casa. Entrano cosi in gioco i “contesti”. Dividete le cose da fare in contesti precisi. Casa, ufficio, commissioni, computer, palestra ecc. In questo modo l’attenzione sarà focalizzata solo sulle cose che potete fare in quel contesto preciso. Un metodo molto comune per gestire le cose da fare è un quaderno o un taccuino Moleskine con tanti talloncini con sopra scritti i contesti. Un metodo veloce e funzionale che ho usato per mesi. Piu avanti vi farò vedere come ho customizzato un quaderno Moleskine per contenere le azioni e i progetti. Chi ha un Mac può usare Things, chi ha una connessione a Internet mobile flat può usare Nozbe (purtroppo troppo caro), chi gira con un piccolo portatile può trovare comodo MiniTask. Avete presente la lista della spesa? Altri non è che una lsita di cose da fare con contesto “supermercato”. Cosa uso io:Tudumo. Uno dei pochi programmi che ho comprato con grande piacere. Permette di gestire in maniera eccellente liste enormi filtrabile in contesti e progetti, ed è potente e flessibile e bello da vedere. Purtroppo non ha una funzione di sincronia online ne’ una versione mobile. Quando sono in giro, stampo la lista delle cose da fare nel contesto “commissioni” e me la porto dietro.
Quello che abbiamo visto è, in breve, tutto il sistema GTD. Piu precisamente è l’insieme di meccaniche che lo fanno funzionare nel quotidiano, ma è solo uno degli aspetti che lo compongono. Chi si è fermato qui, tipicamente ha snobbato il sistema come un insieme di assurdità “alla Americana”. Per trarre dal sistema tutta la sua forza, però, è necessario studiare nel dettaglio anche i principi che, giorno per giorno, mese per mese, ci dovranno guidare nel decidere cosa mettere nel contenitore di raccolta e nelle nostre liste.
Sarà evidente a questo punto che questa “macchina” è assolutamente versatile. Potete utilizzarla anche per gestire un problema complesso, o piu semplicamente per riorganizzare un ufficio. Date un occhio qui:
Sembra facile, e fondamentalmente, lo è. E’ necessario però collaudare il GTD per mesi prima di rendersi conto di quali strumenti siano i piu adatti al proprio stile di vita. Avere un contenitore di raccolta mbile (carta e penna) sempre in tasca però, è forse il primo dei passi per d0minare questo sistema.
In cosa consiste allora esattamente il metodo GTD?
Fondamentalmente si tratta di un sistema di abitudini che, una volta adottate, permetterano di gestire i carichi di lavoro della giornata senza stress, mantenendo alte concentrazione, creatività e rilassatezza nei momenti dove queste sono richieste. Tutti, in particolare i creativi che credono che vivere nel caos sia la bandiera del loro pensiero artistico e impossibile da imbrigialre, possono godere di questo stile di vita. Il GTD permetterà di essere produttivo nel lavoro, ma permetterà anche di rilassarsi la sera davanti alla televisione, o assieme alla famiglia.Allen afferma che ci vogliono 2 anni per prenderne pienamente possesso. All’inizio credevo fosse una sparata. Con il passare dei mesi mi sono reso conto di quanto questa stima sia realistica. All’inizio pensi che si tratti solo di ordinare un sistema di pratiche che conosci già. Alla fine il GTD si basa sul concetto di tenere delle liste, dei promemoria e un buon archivio. Cose che tutti noi abbiamo già. Eppure c’è molto piu di questo, e strada facendo le cose salteranno fuori con chiarezza.
Fondamentalmente il GTD si basa sul concetto che ogni “cosa” che attrae la nostra attenzione, e che in in qualche momento del nostro futuro dovrà o portrà essere affrontata (in inglese “actinable”) , deve risiedere all’esterno della nostra mente, in un sistema sicuro ed affidabile. Non nel nostro cervello. A seconda di quanto lo vorremo implementare, ci permetterà di lavorare in maniera quasi automatica, permettendoci di esplorare con tutta libertà gli orizzonti della nostra fantasia. Un modo splendido per “lavorare” senza sentirne il peso. Possiamo paragonarlo a un servo che gestisce il lavoro per noi. Lasciamo che sia lui a spaccare la legna per il fuoco e a preparare da mangiare, mentre noi ci dedichiamo al lavoro vero e proprio, alle nostre priorità, ai nostri hobby. Io credo che gran parte della fatica derivata dal lavoro della giornata sia generata dalla fatica di superare gli attriti che creiamo, piu che dal semplice lavoro in se. Il sistema al quale affidiamo i nostri pensieri deve essere quindi davvero affidabile perchè se cosi non fosse, il nostro cervello continuerebbe a ricordarcene, occupando risorse di memoria che sarebbero meglio utilizzate per fare le cose, non per ricordarle.
Val le pena di dirlo una volta per tutte: non c’è nulla di trascendentale in questo metodo. Tutti noi, ogni giorno, applichiamo in maniera non strutturata elementi di questo metodo. Ad esempio quando facciamo la lista della spesa. Eppure è il modo in cui tutto combacia senza attriti che rende questo sistema cosi potente. Nessuna agenda miracolosa, nessun libro di time management della Harvard, nessun assurdo software da centinaia di euro. Si può implementare tutto a costo zero.
Nel lato pratico, Allen parte dal concetto fondamentale che è necessario usare tante liste, anche se deve essere chiaro da subito che queste non sono che una parte del sistema stesso – attenzione perchè questo è il tipico errore in cui cadono in tanti, leggendo le critiche bibliografiche di coloro che dal libro non hanno tratto giovamento. Tutti possono concordare credo, sul fatto che trascrivere una lista di cose da fare nella giornata in momenti specifici (il mattino o la sera prima di andare a dormire) sia un enorme aiuto per affrontare la giornata con maggiore controllo e parizale relax. Per lo almeno, aiuta. La prima di queste liste che affronteremo è la “mega lista” (mi sono permesso di inventare questo termine) di TUTTE le cose da fare. Potremmo chiamarla anche proto-lista perchè da questa ne scaturiranno tante altre. La proto-mega-lista andrà nel famigerato “Contenitore di Raccolta”.
Il contenitore di raccolta
vecchia agenda, archivio, un giorno/forse e contenitori di raccolta
Partiamo da questo primo concetto: fate una lista delle cose da fare, TUTTO quello che avete in mente oggi. Metteteci tutto, cose che forse farete tra un anno o piu, cose che dovete fare tra mezz’ora, cose che rimandate da mesi. Spremete bene tutto fuori dal cranio, anche riordinare il sottoscala, pulire sotto i divani, affittare quel film in videoteca o restituire quel libro al vostro amico Caio. Tecnicamente, piu avanti, alcune di queste cose saranno da considerare progetti, alcune semplici azioni, ma per ora potete mettere tutto assieme*. E’ importante che ogni punto di questa lista sia composto da una singola “cosa” che al momento cattura la vostra attenzione. Un modo divertente per essere sicuro di scrivere tutto quel che serve è chiedersi se una volta realizzate o occupatisi di tutte le cose che appaiono nella lista che hai sotto mano, potresti dire “non ho piu nulla da fare o da desiderare” (tecnicamente questo “nirvana” o “ein sof” – pressochè irragiungibile – è chiamato “inbox zero”). Ripeto: nella mega-lista deve comparire tutto quello che si ha in mente, è importante che al termine di questo la mente sia completamente sgombra.E’ molto probabile che facendo questo esercizio saltino fuori cose alle quali non pensate da mesi. Questo è dovuto al fatto che ci sono angoli remoti della mente che hanno coservato quella roba per tutto questo tempo. E’ quello che vogliamo evitare. La mente si deve occupare di creare, di generare idee, di godere l’attimo che fugge. Non deve fare da magazzino. Pensate che ci sia un genio che si occuperà di risolvere tutte le cose incomplete della vostra vita. Fate finta di scrivere una lettera per lui. Fategli fare tutto quello che dovete fare.
Fatto?
Guardiamola. La lista per ora sarà, diciamo, piuttosto informe. Un ammasso limaccioso e caotico di cose ipotetiche, lavoretti di routine, pensieri abbozzati. Anche se averla scritta potrebbe aver già avuto un primo effetto benefico, dovrete ammettere che questa lista, cosi com’è, serve a poco o a nulla. Forse una parte potrebbe essere già utile, ma il resto sarà assolutamente difficile da gestire. Le famose note che vengono rimandate giorno dopo giorno nellagenda, senza venire mai evase, fino a che non vengono cancellate. Potrebbero esserci degli appuntamenti in mezzo. O reminder che vi serviranno solo quando sarete in un luogo specifico (dal meccanico, in ufficio, in palestra). Con ogni probabilità sarà anche incompleta. Continuiamo allora questo processo e raccogliamo anche foglietti di carta, note, appunti, messaggi nella segreteria telefonica del cellulare, email. In questo modo stiamo convogliando tutto il materiale potenziale in quelli che si chiamano “contenitori di raccolta“. Questa revisione è una pratica che dovrete abituarvi a fare spesso. Ovviamente le prossime volte non srà cosi drastica, ma la revisione è fondamentale. Se non la fai regolarmente, la mente non si fiderà piu del sistema, e tutto il sistema cadrà. Per quanto leggiate in giro che esistono versioni “light” del GTD nelle quali vengono inmplementate solo alcuni concetti, vi ssicuro che non può essere vero. Il GTD funziona solo se fate tutto quel che c’è da fare. E il risultato finale sarà ben al di sopra della somma delle parti. Fatela, la revisione. Tutti i giorni o quasi, E almeno una volta alla settimana in maniera profonda e completa. Mente sgombra, sempre! Tutto quello che dovete fare, nella vostra vita, dovrà risiedere solo in due posti: organizzato in promemoria specifici (ci arriveremo), oppure in questi raccoglitori, pronti a venire filtrati ed organizzati in maniera semplice e intuitiva, senza sforzo (ricorreremo alla massima “ogni cosa al suo posto, ogni posto la sua cosa”).
Sia chiaro: sembrerà ad alcuni che questo metodo è qualcosa di assurdo, gelido e informale. Che distrugga la creatività, la spontaneità. Balle. E’ vero il contrario, ed alla fine del “mini-corso”, sono sicuro che molti converranno con me. Molti dicono “ho il mio metodo”. Però sono sempre incasinati, sommersi dal lavoro, perennemente in emergenza, iperattivi per tutto il giorno fino a quando la sera non crollano come dei sacchi di m*da sulla loro poltrona a guardare le trasmissioni sui pacchi, o si attaccano a qualche giochino “mindless” alla Plasytation 3. Ovviamente chiedendosi come mai la vita non gli ha dato le stesse opportunità che ha dato agli altri. Il metodo, nonce l’hanno. O meglio hanno un metodo che non funziona. Se non si accorgono dei loro limiti, allora non c’è problema. Se non riconosci il problema, probabilmente non potrai mai risolverlo.
Tornando a noi. Cosi avete raccolto tutto. Idee, note, appunti, depliant, biglietti da visita, brochure, la nostra megalista e li avete sbattuti in un cesto. Questo è il nostro contenitore di raccolta numero 1. Poi ci sarà la casella di posta in arrivo del vostro client di posta (io uso ancora Outlook 2007), la cartella del PC con la roba che scaricate da internet (consiglio vivamente di tenere una sola cartella con tutto lo scaricato, configurando i programmi man mano che li installate perchè tutto confluisca li: uTorrent, eMule, il browser – Firefox, IE, Safari, Chrome, quel che volete). Io come contenitore di raccolta primario uso una semplice scatola da scarpe. Molti usano vaschette portadocumenti, ma sono difficili da gestire quando si mettono dentro cose voluminose (torce elettriche per ricordarsi di comprare le batterie, per esempio, o il router dell’amico che ti ha chiesto di configurarglielo). Se le cose sono molto grosse, la cosa corretta sarebbe fare un foglietto con scritto “aggiustare lavatrice”. Non provate a farla stare dentro alla scatola da scarpe, per quanto siate forti è difficile che ci riuscirete. In questi casi per aumentare l’efficienza, potrebbe essere necessario barare un po’. Sbattendo la torcia elettrica nella scatola da scarpe, la mia mente non ci penserà piu fino a quando non sarò in ferramenta ed estrarro il mio bel promemoria.
Contenitore di raccolta mobile
Un ultima nota sui contenitori di raccolta: tenetene sempre uno “temporaneo” a portata di mano. Io uso dei quadernini Moleskine che sono bellissimi da vedere, ma qualsiasi metodo di cattura per idee e promemoria va bene. Ho una borsa Eastpak con dentro una cartellina rigida di pelle per tenere i documenti. Durante il giorno, quando son in giro, quello è il mio contenitore di raccolta. Come reminder, un mio amico invia a se stesso gli SMS. Mia madre attacca fogli di recupero con il nastro adesivo sul bancone del negozio. Alcuni attaccano i post it sul monitor (magari sullo schermo stesso…). In USA va di moda usare lo “hipster PDA” che consiste in una banale molletta che tiene ferma un blocchetto di biglietti da visita dal retro bianco o dei cartoncini. Io a breve vorrei comprare anche un dittafono (registratorino portatile), per prendere appunti in macchina, in particolare nei viaggi molto lunghi, quando mi vengono in mente recensioni, idee per i blog, concetti complessi che non posso scrivere al volante. C’è chi trova comodo il blocco note del palmare (io no). Anche questo è un sistema ottimo. Ma in conclusione non è importante il mezzo, ma che abbiate qualcosa per svuotare la testa appena questa raccoglie informazioni che necessitano di un seguito. Anche se sembra assurdo, oltre alla Moleskine, ho posizionato bloc notes anche in bagno sul termosifone, nell’auto, sul comodino di fianco al letto e in cucina. Per una persona dai pensieri in continua evoluzione come me, conosciuto per saltare sempre di “palo in frasca”, con un deficit di attenzione da Guinness dei primati (controbilanciato dal gravissimo senso di responsabilità e dal terrore di dimenticare le cose), questa prima abitudine è stata di fondamentale importanza. Da quando adotto questo sistema, sono sicuro che non dimenticherò mai piu nulla. Pare poco eh?
Note
Quella dei progetti (attività che richiedono piu azioni) e delle azioni “indipendenti”, per i curiosi, è una prima distinzione che viene fatta da Allen per identificare azioni che possono venire svolte in un colpo solo, da quelle che richiedono piu “step”. Lavare l’auto, anche se sembra un’azione, potrebbe essere un progetto, mentre chiamare un amico un’azione. A livello temporale le cose potrebbero richiedere lo stesso tempo, eppure dobbiamo affrontare subito questo primo scoglio, che consiste nel dividere le cose da fare in unità logiche. Piu avanti proverò ad illustrare come svuotare il raccoglitore, e come generare le liste.
Ormai da oltre un anno ho adottato una nuova metodologia di lavoro, un sistema ordinato di pratiche che aiutano a districarsi negli impegni quotidiani e a visualizzare meglio i propri obiettivi e progetti.
Non si tratta di un corso motivazionale tipo quelli dove corri sui carboni ardenti, o meeting New Age che costano migliaia di euro, ma di un semplice libro. Scritto da un guru della produttività Americano chiamato David Allen, il libercolo mette a disposizione una serie di pratiche che possono essere implementate come meglio si vuole, con costi ridotti al minimo. Tecnicamente, si può implementare il sistema a costo ZERO. Il mio contenitore di raccolta per esempio, è una scatola da scarpe, e tutto il resto degli attrezzi necessari al set up tipicamente risiede già in casa di chiunque. Il libro, un paperback dal costo inferiore ai dieci euro che da nome al metodo, si chiama “Getting Things Done” (GTD) – che, tradotto non “alla mentecatta” dovrebbe essere qualcosa come “Portare a Termine le Cose”. In Italia lo si trova invece con lo spettacolare titolo di “Detto Fatto! L’arte dell’Efficienza”. Il libro ha una distribuzione discutibile nelle librerie (d’altronde già occupate da miserrime pile di scarsissimi libri fantasy scritti da adolescenti e sedicenti scrittrici incapaci), per cui l’ho dovuto comprare tramite IBS. Se proprio volete sapere di che si tratta senza spendere nulla, ho visto che sul mulo circola anche il PDF (anche in Italiano).
Parlare di questo metodo per me è cosa difficile e delicata. Innanzitutto non credo che seguire questo sistema di gestione del tempo e degli impegni possa dare gli stessi risultati a tutti. Potenzialmente tutti potrebbero goderne (a livelli differenti), ma come per tutti i sistemi di produttività, è efficace realmente solo su persone che vogliono davvero un miglioramento nella propria vita, che sono mentalmente aperte alla possibilità di lavorare usando degli schemi precisi dettati dal buonsenso, anziché affidarsi all’ispirazione del momento come fanno gli “artisti”. Adottare questo metodo è faticoso all’inizio, e non privo di tranelli che posso complicare le cose, ma in ultima analisi fornisce maggiore concentrazione sulle cose importanti e aumenta creatività e libertà di pensiero – strano eh?
Sia le menti “scientifiche” che quelle “letterarie” (orribile divisione che ODIO comunemente accettata dalla società moderna) possono goderne, eppure ci sono categorie specifiche di persone che semplicemente troveranno la luce leggendo questi consigli. Io sono stato uno di questi. Per quanto il metodo richieda 1-2 anni di sviluppo e analisi per potersene appropriare al 100%, i primi risultati sono immediati – ogni pagina è un “aaah” o un “ooh”. Mi sono slogato il collo a forza di annuire mentre lo leggevo. E’ troppo tempo che non faccio headbanging davanti al palco di un gruppo grind.
Un piccolo aneddoto: quando non ero neppure adolescente comprai un libro di Dianetics. A dire il vero, non l’ho mai letto oltre le prime dieci pagine (ne credo lo farò mai). Il mio medico quando lo vide sui miei scaffali trasalì come se fosse la copia originale del Necronomicon (piu avanti capii il perchè visto che i Dianetici negano l’efficacia della medicina moderna). In realtà l’avevo comprato solo perchè al tempo Hubbard scriveva libri di fantascienza, tra i quali un fantomatico Kingslayer che non ebbi mai modo di leggere, ma mi colpì perchè il titolo conteneva la parola “Slayer”, come il gruppo. E’ difficile far capire a chi ha conosciuto il metal nell’era digitale quanto la musica alternativa (al pop) fosse non-esistente nella vita di tutti i giorni. Sono trasalito quando ho sentito un pezzo dei Metallica come sottofondo a uno spot nei primi ’90. Sono trasalito persino quando ho visto la prima VHS, visto che i metallica stessi avevano affermato che non avrebbero MAI fatto un videclip. Insomma dire che fosse un genere di nicchia è incredibilmente riduttivo, non si può neppure spiegare. Quando ero ancor piu piccolo di allora, e parlo di 8-9 anni, credevo che Bennato cantasse
Mi ricordo che anni fa
di sfuggita dentro un bar
ho sentito i JUDAS che suonavan…
Credo di aver detto tutto.
Comunque il libro finì nello scaffale finchè qualche settimana fa, spolverando i libri mi sono ritrovato davanti a questa boiata di libro. In copertina c’era la promessa di poter migliorare la propria vita. Cazzo, già al tempo ero confuso di brutto. Ma il punto è che dentro a quel libro trovai una lunga lista di cose da fare spiegazzata a mo’ di segnalibro. Una primitiva checklist con appuntamenti, cose da fare subito o in un ipotetico futuro, appunti, progetti ec-. C’era un embrione di quello che il GTD poi mi ha portato a definire con una tecnica ben precisa, incredibile! Questo per dire solo che certe persone ci sono nate con la necessità di ordinare e organizzare le proprie idee.
Come già detto sono un collezionista folle, un catalogatore, appassionato di dozzine di “cose” e i miei pensieri fluttuano costantemente da un contesto ad un altro. Fagocito in continuazione nozioni e informazioni da quando ho imparato a leggere. Aver trovato un metodo che mi consentisse di tenere tutto sotto controllo questa ciclopica mole di dati ingestibile è stato fondamentale, credo anche sia stato salutare dal punto di vista mentale. La mia mente è sempre vissuta nel caos, ma non posso dire che mi ci trovassi a mio agio.
Nel prossimo post spiegherò a grandi linee di cosa si tratta nel dettaglio questo GTD, e di come io lo abbia dapprima implementato, e successivamente modificato fino alla configurazione attuale. Probabilmente partirò dalla mia prima configurazione, e dagli errori che avevo commesso.
Sono sempre stato un fan dei nuovi inizi. Una delle mie frasi preferite è sempre stata
“oggi è il primo giorno del resto della mia vita”
una di quelle cazzate mantra che si sentono anche nei film, tra cui il bellissimo Clerks 2. Regolarmente sento il bisogno di ricominicare, ri-riorganizzare, di riassettare. Quello che la Morgenstern chiama “Order from Chaos” – una sindrome costituita da piccole manie che ti conducono a vivere nel disordine per il piacere di vederlo ricostruito. Ci cado dentro di brutto, in questa categoria. Sono un collezionista di mille collezioni – amo catalogare e vedere insiemi sparsi prendere forma. Il mio passatempo preferito attuale è prendere vecchi moduli di giochi di ruolo e rivisitarli, correggendoli e aggiornandoli alle nuove edizioni.
Questo piccolo quirk psicologico porta in se un carico potenziale disastroso. Uno dei miei piu grandi difetti è che quando voglio ricominicare devo farlo su una tavola completamente spianata – dev’essere assoluatmente tutto resettato, comprese le compagnie: non è stato raro che mi allontanassi dagi amici in certi periodi in cui il Caos stava prendendo il sopravvento. Credo che questa scena sia familiare a tutti: gente che scompare di casa, amici che scompaiono di punto in bianco. Beh, questo è il motivo per cui IO tendo a muovermi in quella direzione.
Pensandoci a modo, è un grandissimo segno di debolezza che una persona che si mette in un prospetto di miglioramento personale non può accettare. Non puoi isolarti per rimettere ordine ogni volta, la vita va mantenuta in ordine con costanza, tramite una serie di buone abitudini, di un lifestyle piu produttivo e soddisfacente. Dev’essere un lavoro legato all’interdipendenza.
Attraverso una serie di piccoli accorgimenti, sono riuscito nell’ultimo anno e mezzo, a raggiungere non solo un equilibrio soddisfacente, ma una serie di risultati che non sarei mai stato in grado di raggiungere senza un cambio radicale di “Paradigmi” (per citare Covey). Vorrei pubblicare su questo blog le mie esperienze nel campo della produttività e della crescita personale. Una carrellata di articoli sulle principali scuole di pensiero, i libri piu fondamentali, i trucchi del mestiere e in genere i trabocchetti e i pericoli che questa nuova prospettiva comporta. C’è un grande mercato nel mondo del lifestyle, pieno di opportunisti come il life coach rappresentato in Donnie Darko da Patrick Swayze, di gente che si arricchisce in maniera disgustosa proponendosi come santoni. E’ un mondo di slogan, di gente di plastica, di falsi sorrisi di circostanza. Ma è anche un mondo di grandi riflessioni e importanti decisioni di maturità. Io ne sono riuscito a trarre qualcosa, spero di sentire anche altre voci in proposito.
Ebbene si, possiedo questo bel palmarino, che tra le altre cose fa (mediocremente) anche da telefono cellulare. La ricezione è terribile: la qualità audio cosi cosi, ma quel che veramente snerva è che basta infilarsi in un posto al chiuso ed è molto probabile che eprda completamente il segnale. L’ho comprato un paio di anni fa su eBay a una cifra dignitosa (abbastanza lontana dai 499 euri proposti dalla casa madre (cazzo un milione di lire per un cellulare ci vuole un mentecatto), con ancora qualche mese di garanzia. A parte che si è spappolato subito il pulsante di reset, che non esistono copertine per il monitor se non quelle grosse da ritagliare a mano, e che l’assisnza in Modena è inesistente, devo dire che ne sono sempre stato contento.
Prima di questo avevo un cellulare da 30 euro preso al Mediaworld e un palmarino della HP, il 1940 con un’antenna SirfSTAR Navigon della Fortuna. Adesso se non altro ho un solo pezzo da portarmi dietro, e questo non è poco (anche perchè il 1940 aveva problemi con il bluetooth e non potevo usare l’antenna GPS).
Qualche mese fa è uscito windows mobile 6 e ho voluto provare ad installarlo. La procedura di upgrade del S.O. in un palm è un po’ diversa da quella dei PC. Si fa tramite cavo USB, disattivando l’Activesync e installando un programmino che permette di “flash”-are la ROM del dispositivo. La cosa carina è che non c’è una ROM standard da installare, ma devo sceglierla tra dozzine, tutte piene di bug, spesso nascosti. Ne ho trovata una carina, leggera e abbastanza completa, sul forum di PocketPCItalia. Procedura OK (una volta capito come tenere il palm per premere tutti e tre i pulsanti contemporaneamente per entrare in modalità upgrade.
E dopo un po’ sorgono i casini. Non sono cominciati subito, in modo che potessi capire che la colpa di quel che stava succedento era della nuova ROM. No, sono cominciati dopo un paio di giorni. Il palm si riavviava di continuo. In un primo momento quando lo attaccavo all’USB del PC. Poi anche durante un viaggio in macchina quando l’alimentazione proveniva dall’accendisigari. Ho cercato una batteria di ricambio, e fu li che mi resi conto che nella mia città, se hai un Mio sei fottuto. Nessun ricambio, nessuno che ci volesse metter mano. Poi d’imporvviso 10 anni e rotti di esperienza nel mondo dell’informatica mi sono venuti in aiuto. Come nella chiropratica dove devi massggiare un piede per farti passare il male al collo, ho iniziato a prendere in considerazione il software. Ho scaricato una ROM Inglese dal sito UK non ufficiale della MIO… e d’improvviso tutto Ok. Piu veloce di prima, stabile, e grazioso all’occhio (salvo per l’orrendo effetto embossing sulla tastierina virtuale). Ho sudato un po’ perchè temevo un calo di tensione durante il flashing della ROM… e allora sarebbero stati cazzi…. ma finalmente ho di nuovo palm e cellulare dopo 3 settimane di abbandono. Non che mi mancasse tanto il cellulare, anzi quasi quasi disabilito il telefono e faccio finta che sia ancora rotto.